Con lo sguardo rivolto verso Gerusalemme, alla sequela di Gesù

30 GIUGNO 2019

LETTURE: 1Re 19,16b.19-21; Sal 15; Gal 5, 1, 13-18; Lc 9,51-62

Con il ritorno del tempo ordinario siamo entrati nella seconda metà dell’anno liturgico. Appare già, nel vangelo odierno, un tema assai caro all’evangelista Luca, quello della salita di Gesù verso la città santa, verso Gerusalemme. A partire da questa domenica leggeremo una lunga sezione (Lc 9, 51-19, 27) del suo vangelo che narra questa lenta e sovente drammatica salita.

Il brano di oggi comincia con queste parole: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé» (Lc 9, 51-52). Questa breve e apparentemente neutrale introduzione è di un’intensità tale da richiedere subito una spiegazione. Mentre stavano compiendosi i giorni, dice il nostro testo. Questa frase Luca l’aveva già usata nel suo racconto della nascita di Gesù: «Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto» (2, 6). Si è dunque arrivati a un momento decisivo, alla fine dei tempi, alla nascita definitiva di Gesù; e questa nascita definitiva, questa fine dei tempi, coincide con il mistero della sua passione e morte. Il testo prosegue: in cui sarebbe stato elevato in alto; ma una traduzione più aderente alla lettera direbbe: mentre si avvicinava il tempo nel quale egli stava per essere eliminato. Appare meglio, o si disegna già con precisione, l’atteggiamento di Gesù di fronte alla fine brutale del suo ministero che lo aspetta nella Città Santa. Non solamente egli ne è cosciente, ma “la guarda in faccia” e si dirige con piglio risoluto verso l’esito, incamminandosi con coraggio sulla strada verso Gerusalemme, “indurendo la faccia”, o, secondo un’altra possibile traduzione, che rende ugualmente il significato della frase: prendendo irrevocabilmente la strada di Gerusalemme.

La missione di Gesù sulla terra si realizzerà con una sconfitta evidente nella morte sulla croce e di ciò molto presto ne diventa consapevole. Questa consapevolezza, tuttavia, non lo intimorirà o gli impedirà di essere totalmente fedele alla sua missione e di accettarne risolutamente una conclusione fallimentare.

Tutto questo ha molto da dirci. Prima di tutto, in un ordine puramente naturale, la vita umana non è di solito una lunga sequela di successi, bensì è costellata da un’alternanza di vittorie e di sconfitte. La persona che cresce in maturità lungo tutta la sua vita non è quella che nega i suoi limiti e le sue disfatte, ma quella che le sa gestire, ovvero accettarle chiaramente per ciò che sono, per poi mettere un punto finale e ritornare a voltare serenamente la pagina per cominciare un altro capitolo. La tentazione che non manca mai, tuttavia, è quella di non riconoscere le proprie cadute per ciò che sono ed eventualmente di scambiarle per dei successi. L’attitudine di Gesù è di tutt’altra natura: egli intraprende un cammino dal quale non devierà mai, nella convinzione che Gerusalemme ha ammazzato tutti i profeti apparsi prima di lui e che metterà in croce anche l’ultimo, ovvero lui stesso. Inoltre egli deve, nel corso della salita, formare anche la comunità dei discepoli che l’accompagna e coloro che incontra per strada e che desiderano seguirlo.

Per andare a Gerusalemme deve attraversare la Samaria, regione invisa ai Giudei e in perenne tensione con costoro. Egli invia avanti i suoi discepoli a preparare la sua venuta presso i samaritani: invio che si rivela, tuttavia, un insuccesso perché i discepoli avranno senza dubbio annunciato l’arrivo di un grande profeta che sta salendo verso Gerusalemme per esservi incoronato re e messia! Una disfatta della quale gli zelanti seguaci del Cristo vogliono subito vendicarsi facendo scendere sui samaritani il fuoco del cielo!

Lungo la strada e ancora nella regione dei samaritani si presentano a Gesù due persone che gli manifestano l’intenzione sincera di seguirlo; e oltre a costoro ce n’è un terzo che viene invitato, quasi perentoriamente, da Gesù stesso con un assertivo “Seguimi!”. Di costoro non conosciamo il nome e non sappiamo chi siano: condizione ideale per potervi vedere ciascuno di noi colti nelle più disparate circostanze della vita. Al primo che con baldanza dice Io ti seguirò dovunque tu andrai!, Gesù risponde: Bravo, benvenuto nel mio gruppo. Il Maestro non gli fa nessuna domanda ma gli traccia le esigenze del cammino che vuole intraprendere e lo fa descrivendo semplicemente il proprio modo di vivere: il figlio di Dio non ha dove riposare il capo. All’altro, che gli dice io ti seguirò ma lascia prima che io vada a salutare i miei genitori, risponde: chi si mette alla mia sequela per poi guardarsi indietro non è degno di entrare nel regno dei cieli.

Ma rimane il terzo, colui che Gesù chiama. Come in altri racconti di vocazione, Gesù dice semplicemente seguimi! non sta a spiegare, a discettare o a confrontarsi per arrivare casomai ad un compromesso di sequela. Gesù dice semplicemente: seguimi e il senso di questo “seguimi” sarà chiarito in seguito dal contesto di questa salita verso Gerusalemme.

Ciascuno di noi ha ricevuto una chiamata personale. Il nostro cammino sarà normalmente contrassegnato da una combinazione di riuscite e di disfatte, di soddisfazioni personali ma anche di cadute. Potremo crescere verso la pienezza della vita su questo cammino nella misura in cui, come Gesù, il nostro sguardo sarà decisamente e irrevocabilmente volto e proteso verso il fine della nostra vita, al cui capolinea ci attende il volto misericordioso del Padre.