Molti santi e fondatori di comunità hanno provato una certa orgogliosa fierezza dicendo di avere ricevuto personalmente dalla stessa Vergine Maria l’incarico di predicare e diffondere la recita e la devozione del rosario: un papa del XVII secolo ha addirittura chiesto di porre fine a questa competizione.

Tutto questo ci fa comprendere che la devozione del rosario appartiene a tutta la chiesa e non è appannaggio e vanto esclusivo di questa o quella tradizione spirituale, anche se non si può certo negare che all’origine della diffusione di questa preghiera, così come la conosciamo oggi, ci sia stato un frate domenicano vissuto nelle Fiandre verso la fine del XV secolo, Alano de la Roche.

Si dice sovente che è il rosario è la preghiera della gente semplice e poco istruita. Non è vero. Ho potuto incontrare e vivere insieme con dei grandi intellettuali, degli eminenti teologi per i quali il rosario era un’abitudine quotidiana. Alla fine della loro giornata di lavoro si prendevano un tempo di pausa per concentrarsi su ciò che era al cuore della loro vita di fede, meditando i grandi momenti della storia della salvezza.

La recita quotidiana del rosario ha permesso a molti credenti, a cui la persecuzione impediva la pratica pubblica della loro fede, di mantenere viva questa fede e di abbeverarvisi.

Spesso, quando siamo stanchi e spossati alla fine di una giornata di lavoro, ci piace semplicemente meditare e nutrirci con ciò che è essenziale per la nostra salvezza. I vari commenti al rosario (se ne possono facilmente trovare in rete) possono essere di valido aiuto. L’aspetto ripetitivo della recitazione della corona ci aiuta a penetrare in profondità nei misteri dell’incarnazione, passione, morte e risurrezione del Signore. Tutto questo ci dona una grande serenità: riprendere il saluto dell’angelo a Maria, poi domandarle di pregare per noi, poveri peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte, ci dà fiducia e ci reca una profonda gioia.