Nell’immagine, prima a sinistra, serva di Dio Assunta Viscardi.

Il riscatto

«Non so dove abiti la mamma, nulla so, e non penso a cercar niente, nessuno; mi dico che qualcun altro avrà provvisto a riscattare il cadaverino, a mandarlo, composto, senza il taglio della scienza che mutila e studia, sottoterra, accanto a Santuzza. Ma, oggi, mi hanno detto una cosa orribile. Mi hanno detto che la mamma non ha trovato il denaro occorrente a dare sepoltura alla sua piccina, che la Giorgina è andata sezionata in sala anatomica1. Una bimba senza onore, una bimba senza fiori, una bimba senza tomba! Non ancora conoscevo questo squallore. Ci perdonerà Santuzza che le voleva tanto bene e ci perdonerà il Signore?»  (Strenna 1940, p. 88).

«“Seppellire i morti”. Non con le nostre mani come il vecchio Tobia abbiamo fatto questo, ma provveduto l’obolo perché il cadavere non andasse sezionato, perché la carità lo portasse integro alla tomba e sulla tomba ponesse la croce suggello di perdono e di speranza anche al ladro e all’assassino». (Strenna 1939, p. 24).

«Penso al povero De Toma che, nell’ora estrema, pregò i compagni di degenza di avvisare l’Opera di San Domenico, la sua sola famiglia terrena, non appena avesse esalato l’ultimo respiro. Povero De Toma! Sì, allorché sapemmo, facemmo celebrare per l’anima sua la santa Messa. Anche questa forma di carità dobbiamo ai nostri assistiti». (Strenna 1938, pp. 20-21).

«Pensavo finito il nostro compito, quando, il giorno appresso, un altro richiamo mi giunse. – Che cosa facciamo? Nessuno dei parenti s’è fatto vivo per visitare e ritirare la salma. Se nessuno pensa ai funerali Marcello andrà in sala anatomica – Davvero? Credevo che ai morti di certe malattie fosse risparmiata la sala anatomica, anche se nessuno ne riscatta il cadavere. – Ebbene, se nessuno dei parenti si è fatto vivo non abbandoneremo noi, nemmeno da morto, Marcello!  Provvediamo subito. – Ah! Così va bene. Sento il sollievo del cuore delle buone Suore attraverso il filo telefonico che ci congiunge e anche il sollievo del mio cuore. Mi pare che Marcello, ombra placata, dal regno di luce che noi non sappiamo balzi verso di me, mi sorrida, mi ringrazi, mi benedica». (Strenna 1939, pp. 66-67).

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Il nostro Ordine, con la celebrazione odierna, fa memoria di coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede, per suffragarli, in questo comune anniversario; tra loro, anche la Serva di Dio Assunta Viscardi (Bologna 1890 – 1947), terziaria domenicana e fondatrice dell’Opera di San Domenico per i Figli della Divina Provvidenza. Grati, animati dalla sua testimonianza per i suoi scritti, invitiamo a conoscerla e a pregarla.

1 REGIO DECRETO 31 agosto 1933 n. 1592: «Tutti i cadaveri provenienti dagli ospedali che non siano stati richiesti da congiunti – fino al sesto grado o da confraternite o sodalizi – sono riservati all’insegnamento ed alle indagini scientifiche».

La foto proviene dal libro Assunta Viscardi e l’Opera di San Domenico per i Figli della Divina Provvidenza di p. Massimo Negrelli op.