La prima dei risuscitati

15 agosto 2020

LETTURE: Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1Cor 15,20-27a; Lc 1, 39-56

La resurrezione di Gesù ci insegna che anche noi saremo chiamati per tutta l’eternità alla gloria divina nel cielo, con tutto il nostro essere e la festa odierna ci riconduce allo stesso mistero. La fede ci insegna che Maria, una creatura umana come noi, donna d’Israele e Madre di Gesù, nell’istante della sua morte è stata rapita, corpo e anima, in cielo, dove regna con suo figlio. «Allora si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza» (prima lettura); «Maria rimase con lei [Elisabetta] circa tre mesi, poi tornò a casa sua» (Vangelo): tutto il mistero dell’Assunzione della Vergine sembra condensato in questi versetti. Ai quali vanno premessi, come una chiave di lettura, le parole di san Paolo: «Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza […] L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte» (seconda lettura).

La prima lettura, tratta dall’Apocalisse, descrive una visione e quando ci si accosta ad una scrittura “visionaria” si devo farlo in atteggiamento di preghiera, di raccolta attenzione interiore perché ci si trova di fronte ad un’esperienza mistica, si viene come invitati ad entrare in un mistero. L’autire sacro vede un  tempio splendido che appare nel cielo aperto e la scena che gli si dispiega dinanzi ne richiama altre due: quella del battesimo di Gesù quando il cielo si aprì (cfr. Mc 1, 10; Mt 3, 16; Lc 3, 21-22) e quella del martirio di  Stefano che sul momento di morire contemplò «i cieli aperti e il Figlio dell’uomo […] alla destra di Dio» (cf. At 7, 56). Avvista, inoltre, l’arca dell’alleanza, quello scrigno prezioso che nella tradizione cristiana ha tante volte evocato Maria. Prosegue il racconto della visione: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle.» (Ap 12, 1). Questa donna è prima di tutto una regina sotto i cui piedi il cosmo intero è sottomesso ed è anche una madre in attesa del suo primogenito. Le forze del male che si scatenano vengono sbaragliate perché il bambino è rapito verso Dio; queste forze hanno creduto di poter trionfare su di Lui condannandolo alla morte in croce, ma Dio lo ha risuscitato e l’ha intronizzato alla sua destra. Così il giorno della Pentecoste l’apostolo Pietro potrà dichiarare: «Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». (At 2,36), ed è anche ciò che, con altre parole, dice l’Apocalisse: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo» (Ap 12,10a). Grazie a questa visione si entra nel mistero della solennità dell’Assunzione della Vergine, primizia della resurrezione della Chiesa, perché la donna rappresenta anche la Chiesa, madre dei salvati.

La seconda lettura invita ad approfondire un dato della fede: «Ora, invece, Cristo é risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita» (1Cor 15, 20-22). Maria, dopo il Cristo, è la prima creatura a salire corporalmente in cielo perché ha dato la carne al Verbo di Dio, e ha partorito quel bambino destinato ad “essere rapito” presso Dio al momento della sua Ascensione e che regnerà in eterno. Prosegue san Paolo: «Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza […] l’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte» (1Cor 15, 24-26).

Se il vangelo ci riporta alla vita quotidiana – due mamme che si incontrano e si confidano ciò che sta loro accadendo e quindi niente di straordinario in questo incontro: niente visioni, nessuna voce che scende dal cielo, ma il tenero zampettare di un bambino nel grembo di sua madre –  la visione narrata nell’Apocalisse ci introduce nel mistero del disegno d’amore e di alleanza che Dio ha stabilito con noi. Questa alleanza inaugurata una volta con Mosè si realizza pienamente in Maria e la chiave interpretativa di questa cosmica visione è precisamente Gesù, il figlio di questa donna. É Lui ora l’Alleanza di Dio con gli uomini, alleanza che ha sigillato con il suo sangue: «Questo é il mio sangue dell’alleanza, che é versato per molti» (Mc 14,24) e in Lui Dio ha manifestato tutto il suo amore. Donando incondizionatamente la sua vita, Gesù ci ha emancipati dal dominio del male e della morte: disceso fin nei più impensabili abissi del male ha liberato l’umanità e l’ha condotta nel mondo della resurrezione dove non ci sarà più la morte. Ora, questo grande trionfo dell’amore sulla paura, della vita sulla morte, siamo chiamati a viverlo nella vita quotidiana, intessuta, come quella di Maria, di incontri e di servizi, di nascite e di visite. É necessario riconoscere nella banalità del quotidiano le tracce di Dio: ogni nascita, ogni accoglienza dell’altro vissuta nella fede, è come una visita di Dio, una chiamata a corrispondere al suo amore.

Infine, l’Assunzione cos’è? Questo mistero rivela la dimensione eterna della vita quotidiana e umile di Maria, una vita nella quale il male non ha potuto entrare; questa festa ci dice che tutto ciò che Maria ha vissuto è pienamente e definitivamente assunto nell’amore infinito ed eterno di Dio.

Maria la prima dei redenti è anche la prima dei risuscitati; ha fedelmente adempiuto la vocazione che Dio ha voluto per Lei e ciò grazie alla Sua fede, maternità, carità umile e discreta, risposta data alla chiamata di Dio. Tutti questi “sì” di fede e di amore hanno avuto il loro compimento. Spetta a ciascuno di noi di entrare, a nostra volta, nel sì di Gesù a suo Padre come nel sì di Maria, l’umile serva del Signore, gioiosa oggi di aver creduto al compimento delle parole del Suo Signore.