8 settembre 2019

Imparare ad essere liberi al seguito di Gesù

Letture: Sap 9, 13-18; Sal 89; Fm 9-10. 12-17; Lc 14, 25-33

Il messaggio di Gesù possedeva una novità dirompente (vangelo). Questa novità appare anche nel biglietto di Paolo a Filemone (II lettura): lo schiavo fuggitivo Onesimo dev’essere accolto di nuovo a motivo della sua dignità di uomo e come fratello nella fede. Cristo, dunque, motiva e raddrizza i sentieri e i pensieri degli uomini; Egli è la Sapienza eterna del padre (I lettura).

Una grande folla segue Gesù per strada: il rabbi proveniente dal lago di Galilea parla bene, chiude la bocca ai farisei, nutre gli affamati e guarisce i malati … Ma che cosa cercano in verità? Gesù è venuto nel mondo per dirci una parola di vita: Dio è Padre, c’è un regno riservato per noi dove vivere del suo amore eternamente. Questo messaggio appare già nell’Antico Testamento: «A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo?» (Sap 9, 16). Per aiutarci a comprendere Dio ci ha donato la sua sapienza e il suo spirito grazie ai quali: «Vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza» (Sap 9, 18). Tale era l’intuizione o si può ancora dire meglio l’esperienza di Israele.

Quando i tempi furono compiuti, Gesù discese dal cielo per confermare e precisare la relazione privilegiata che Dio vuole instaurare con ciascuno di noi ed è venuto a liberarci dal peso del peccato e mostrarci la strada verso il Padre. Ed è per questo che ci invita a diventare suoi discepoli e a rinunciare al superfluo per l’unico bene che rimane in eterno: partecipare alla vita divina. Ma per conseguire questo privilegio sono necessarie delle condizioni che vanno accettate. Come fece Paolo. Nella lettera a Filemone per due volte confida con coraggio: «Io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù» (Fm 1,9) e, più avanti, ancora: «Io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù» (Fm 1,13).  Paolo non si vergogna della sua situazione, sa che si trova sulla strada che porta al grande incontro con il suo Signore. Egli, che si definisce come un “vecchio uomo” fa un bilancio della sua vita scrivendo a Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.» (2Tm 4,7). Al seguito di Gesù, Paolo ci mostra la strada, l’obiettivo della nostra vita, il senso delle nostre azioni.

È in riferimento a queste condizioni che si deve leggere la messa in guardia di Gesù espressa con due piccole parabole: «Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? […] Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila?» (Lc 14, 28; 31). Si tratta di verificare se abbiamo di che cosa pagare la costruzione della torre. Nel Vangelo Gesù proclama: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14, 26). Ciò che richiede è un legame alla sua persona senza condizioni, in modo definitivo e integrale. Bisogna rinunciare a tutto: padre, madre, moglie, figli, fratelli e sorelle, bisogna rinunciare anche alla propria vita … Una chiamata sconvolgente per gli ascoltatori, certo, come lo è anche per noi oggi. Ma se proseguiamo nel cammino dietro Gesù confidando nella sua forza e seguendolo sulla strada che porta al Padre, potremo percepire questa altra sua parola: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi» (Mc 10, 20-30).

Ma l’invito di Gesù: «Se uno viene a me…» (Lc 14, 26), riguarda anche un altro aspetto, quello della libertà interiore dell’uomo. In effetti il vangelo odierno potrebbe essere definito come nient’altro che un grido, un appello alla vera libertà, quella interiore. Quella libertà che non rigetta i nostri legami più cari ma che rimane l’unica che possa permetterci di rimettere in ordine le nostre priorità. Essa sola può condurci ad accogliere nella fede i limiti, le fatiche necessarie ricollocare i nostri desideri, i nostri progetti e permetterci così di progredire in una vera relazione con il Cristo, infine, per dare un senso alla croce che ciascuno di noi è chiamato a portare. Siate liberi…sembra suggerire il Vangelo, non lasciatevi alienare da alcun legame, da alcun possesso. Siate dunque come colui che costruisce la torre o come colui che decide di combattere dopo aver analizzato la situazione, come il discepolo che si libera di tutto mettendosi al seguito di Gesù per avanzare verso il regno del Padre.