Ama e fa’ ciò che vuoi”

26 maggio 2019

LETTURE: At 15, 2.22-29; Sal 66; Ap 21,10-14.22-23-5a; Gv 14,23-29

Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene” (S. Agostino, In Ep. Jo., 7,8). Ama e fa’ ciò che vuoi. Questa breve formulazione di sant’Agostino, se correttamente intesa, dice bene che cosa, in definitiva e molto semplicemente, è la vita cristiana. Già domenica scorsa abbiamo sentito Gesù che nell’ultimo discorso che possiamo bene definire il suo testamento, consegna ai suoi discepoli il comandamento dell’amore. Il vangelo di quest’oggi, tratto dallo stesso discorso, approfondisce il senso di questa consegna del Signore: amarsi, amare di quell’amore con cui siamo amati da Gesù, vuol dire partecipare alla vita divina, entrare fin da ora, in questa nostra vita terrena, in quella circolazione di amore che lega le tre Persone divine e che da esse si diffonde in tutto ciò che esiste. Siamo di fronte, se possiamo esprimerci così, ad uno dei vertici del Nuovo Testamento: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. Viene in mente un’espressione analoga nel libro della Apocalisse: “Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (3,20), o ancora la seconda lettera di Pietro: “Egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina” (1,4). Generati dall’amore e nell’amore di Dio, i credenti in Gesù vivono lietamente insieme a lui, anche senza vederlo, perché lo Spirito dell’amore grazie a Gesù è stato riversato nei loro cuori ed egli li guida nel tempo a ricordare e a rimanere nell’intimità divina. Fino al suo ritorno, in cui tutto finalmente troverà la sua pienezza, nell’amore infinito di Dio.

Ama e fa’ ciò che vuoi. A noi oggi può sfuggire la portata del conflitto (seconda lettura) che oppone Paolo e Barnaba a quegli altri, Giudei come loro e credenti nel Signore Gesù come loro, che però pensano che non ci possa essere vera amicizia con Dio, e quindi nessuna salvezza, senza assoggettarsi alla pratica della circoncisione: va benissimo che i pagani arrivino alla fede, credano nel Signore e vengano battezzati. Ma come il Signore e i suoi discepoli, anch’essi devono diventare membri del popolo eletto e portare nella loro carne il segno dell’alleanza, assoggettandosi alle osservanze che di questa alleanza sono la quotidiana concretizzazione. Non ci si può sottrarre alle pratiche religiose e a tutto quello che esse comportano, non si può prendere solo ciò che piace e lasciare da parte ciò che ci sembra soltanto accessorio. In definitiva: non si può dire di avere la fede senza poi sottomettersi alle opere della legge che di questa fede sono il suggello e l’autentificazione. L’opposizione a questo modo di vedere il rapporto con Dio, ripensato alla luce della morte e della risurrezione di Gesù Cristo, è il grande tema che occuperà l’apostolo Paolo e che egli con grande acutezza teologica e profondissima partecipazione al mistero di Cristo, risolverà operando quella frattura con il Giudaismo che permetterà al giovane Cristianesimo di prendere, da allora in poi, la sua strada affrancata dalle osservanze giudaiche. Ma all’inizio tutto sembra difficilissimo e la soluzione adottata dalla Chiesa delle origini ancora oggi ci colpisce per il suo equilibrio, la sua saggezza ed il suo coraggio. Di fronte alle pretese della religione, è la libertà dei credenti che la vince. Quella libertà nell’amore che è il grande lascito del Signore Gesù. Pur tuttavia questo è fatto con prudenza, nella logica paziente dell’incarnazione. In definitiva, è fatto nell’amore, quell’amore paziente, benigno, fiducioso che è la più bella caratteristica dei discepoli di Gesù.

Ama e fa’ ciò che vuoi. La riflessione sulla Parola di Dio che ci è proposta in queste domeniche di Pasqua ci ha portato a considerare come il mistero pasquale ha vinto, ha abrogato, ha spazzato via ogni separazione. Cristo Gesù ci ha fatto dono della pace, e questa pace è lui stesso: è lui che ci ha riconciliati con Dio e fra di noi, abbattendo, come dice la lettera agli Efesini, il muro di separazione (2,14) che divideva gli uomini fra loro, Giudei e Gentili. Di questa separazione il tempio di Gerusalemme era l’immagine più eloquente, la sua stessa struttura, a recinti concentrici verso il Santo dei Santi, rendeva palpabile questa idea: prima i gentili, poi le donne, poi i maschi adulti, poi i sacerdoti, infine il solo sommo sacerdote, e solo una volta all’anno. Descrivendo la Gerusalemme celeste il libro dell’Apocalisse (seconda lettura) ci dice – sorprendentemente – che “In essa non vidi alcun tempio”. Ecco la fine dell’economia “della separazione” e conseguentemente ecco la fine di ogni pretesa “religiosa” di regolamentare l’accesso al divino. La risurrezione di Gesù, la sua vittoria sul peccato e sulla morte, ha spalancato le porte del tempio, addirittura lo ha abbattuto, lo ha fatto scomparire e con esso ogni pretesa via a Dio che sia diversa dalla gioiosa condivisione della via di Gesù. E questa altro non è che “osservare la sua parola” e “rimanere nel suo amore”.

Senza circoncisione e senza tempio il discepolo del Signore Gesù cammina libero dietro di lui, sostenuto e guidato dal suo Spirito. Ama e fa’ ciò che vuoi.