8 dicembre 2020

Senza macchia nella carità

LETTURE: Gen 3,9-15.20; Sal 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38

La Solennità dell’Immacolata Concezione è la condensazione liturgica della definizione dogmatica riguardante la condizione di Maria Santissima al suo concepimento. Così la definizione di papa Pio IX nel 1854: «La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale». Per celebrare tale verità, la Liturgia della Parola presenta dapprima parte del racconto della caduta narrato nel libro della Genesi, che va letto insieme alla seconda lettura che riporta parte dell’inno che apre la lettera agli Efesini di san Paolo apostolo. L’evento della caduta non può essere pienamente compreso nella sua drammaticità, se non all’interno del disegno divino secondo il quale l’uomo è destinato gratuitamente a partecipare della vita divina. Il racconto lucano dell’annunciazione viene così a sigillare il piano della salvezza attraverso l’evento del concepimento verginale del Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, avvenuto grazie al libero assenso di Maria alla volontà divina comunicatale dall’arcangelo Gabriele.

Mentre il Creatore passeggia nella brezza del giorno, la sua creatura prediletta si nasconde da lui, ha paura. Per la prima volta si accorge di essere nudo, di essere fragile e, per così dire, a disagio di fronte al Signore. Qualcosa si è rotto, in modo apparentemente irrimediabile. È il dramma di una relazione vitale che viene tradita: non fidandosi del proprio Creatore, l’uomo cede alla menzogna del serpente e per “diventare come Dio” – mentre l’uomo secondo un grande teologo come san Tommaso d’Aquino è stato concepito e creato in grazia, quindi partecipe della natura divina – accetta di infrangere la richiesta rivoltagli da Dio stesso. Mangiando del frutto dell’albero, la donna e l’uomo manifestano la loro sfiducia nel proprio Creatore e il desiderio di realizzarsi da sé. La caduta consiste pertanto in questo cedimento alla logica dell’autorealizzazione, che spezza – da parte dell’uomo – la relazione fiduciale con Dio, che viene percepito come Colui che dev’essere temuto, il Potente da cui nascondersi, piuttosto che come il Creatore che desidera custodire la propria creatura nella vita. Ciononostante, poiché da parte di Dio, la relazione è infrangibile, già da subito compare un elemento che preannuncia quanto dovrà accadere nello svolgimento del Disegno divino e che sostiene la speranza della riconciliazione. Una speranza che risuona nelle parole del Signore stesso, intorno al rapporto tra il Serpente e la donna: “io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà al testa e tu le insidierai il calcagno”. La tradizione ha riconosciuto nella donna che schiaccia la testa al serpente un riferimento a Maria Santissima che, accettando di diventare la Madre del Signore, contribuisce alla sconfitta dell’Avversario. Maria, la nuova Eva, sarà la madre di tutti i viventi in Cristo suo figlio. Se attraverso il peccato originale l’uomo nasce già da sempre ferito nella capacità di affidarsi totalmente al Signore, Maria è invece la prima credente, Colei che si affida totalmente alla volontà divina per la salvezza dell’uomo a gloria di Dio stesso: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. La differenza che porta con sé Maria coincide con l’essere la “piena di grazia”, Colei che – in forza della donazione di sé del Figlio suo, Gesù Cristo – non porta in sé la ferita del peccato originale. Come icona della Chiesa, poi, Maria ne rappresenta la santità e l’indefettibilità che spetta al Corpo di Cristo a motivo del suo Capo. Così recita infatti il Prefazio propria di questa solennità, che aiuta a comprenderne il senso teologico: “Tu [Padre] hai preservato la Vergine Maria da ogni macchi di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse degna Madre del tuo Figlio. In lei hai segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza”. La bellezza a motivo della misericordia divina risulta essere così una qualità permanente del Disegno così come viene conosciuto dal punto di vista di Dio. Se il Disegno si dipana nella storia, occorre con l’apostolo Paolo essere consapevoli che all’origine della creazione vi è un atto d’amore che non si accontenta di donare l’esistenza, ma si esprime nel fatto che – liberamente rispetto alla creazione – il Signore ha scelto un popolo “per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi, mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà”. La persona stessa di Maria viene consegnata alla nostra contemplazione come la prima creatura a compiere la propria destinazione, essendo divenuta, con noi e prima di noi, “lode della sua gloria”. Non dobbiamo quindi leggere in questa solennità una pia divagazione rispetto al dramma della storia, ma siamo chiamati a riconoscervi le radici, così come il primo frutto, della nostra stessa salvezza, secondo quello che è il disegno d’amore del Padre che ha voluto realizzare anticipatamente in Maria Santissima quanto intende compiere nel cuore di ciascun essere umano chiamato a partecipare della stessa natura divina.