FRATI DELL’ORDINE DEI PREDICATORI
FORMAZIONE INIZIALE
PER LE PROVINCE ITALIANE
INTRODUZIONE
Chiamati a seguire Cristo più da vicino, desideriamo corrispondere in modo speciale a quella grazia che il Signore ci ha donato offrendo se stesso per noi sulla croce e che lo Spirito alimenta con la Parola e i sacramenti.
Partecipi del sacerdozio comune in forza del battesimo, accogliamo con gioia una particolare forma di vita, nella quale scegliamo di stare con Cristo e predicare il suo Vangelo ai fratelli (Mc 3,14), in obbedienza, castità e povertà, per l’edificazione del regno di Dio.
La vita domenicana
Il progetto
Durante i suoi viaggi di predicazione, san Domenico rimase profondamente impressionato dalla povertà spirituale e materiale sofferta dalla gente; avvertì l’urgenza di una vita religiosa più autentica, che realizzasse più da vicino l’ideale apostolico nello spirito e nelle modalità di annuncio del Vangelo.
Concepì pertanto un progetto di fraternità domenicana fondata sulla misericordia chiesta e donata, il cui carisma è così caratterizzato:
il primato della Parola di Dio,
la vita comune in una fraternità paritaria aperta all’amicizia,
i consigli evangelici e osservanza regolare,
la preghiera quotidiana liturgica e individuale,
la missione sapienziale: studio e contemplazione finalizzati alla predicazione,
la missione intellettuale: ricerca scientifica - teologica e sua diffusione, mondo universitario, insegnamento,
la predicazione in povertà, realizzata come “opus communitarium”,
l’esercizio dell’autorità e dell’obbedienza vissute come reciproco servizio,
la corresponsabilità nel governo e la priorità del capitolo nei suoi vari livelli,
la struttura semplice orientata all’apostolato (legge della dispensa),
la revisione continua delle leggi dell’Ordine,
l’inserimento nel tessuto sociale attraverso la scelta di vita itinerante,
la missione ad gentes (prima evangelizzazione, dialogo interreligioso, attenzione ai nuovi movimenti religiosi...).
La fedeltà al carisma
Il Concilio Vaticano II e gli ultimi Capitoli Generali dell’Ordine ci impegnano a mantenere fedeltà al carisma del nostro Fondatore, approfondendone la conoscenza, per assumere un’identità sempre più chiara nella Chiesa e nel mondo.
La nostra formazione non si limita a quella iniziale (religiosa, dottrinale e pastorale) ma viene continuata e completata da quella permanente, stabile e comunitaria (Providence 153).
La liturgia e l’orazione
Poiché la Liturgia è fonte e culmine (cf. SC 10) della vita comune, si sottolinea il carattere comunitario dell’eucaristia e della preghiera; al tempo stesso l’oratio privata resta un elemento ineludibile della nostra giornata.
La vita fraterna si realizza nel dialogo cordiale tra tutti i membri della comunità. Convinti che «quod communiter approbatur cito et facile promovetur» (LCO 6), maggiore importanza assume il capitolo conventuale, in ordine ad una partecipazione più allargata dei religiosi al governo della comunità; anche i frati in formazione sono avviati alla partecipazione graduale alla vita, al governo e all’apostolato della comunità, la quale condivide con il maestro la delicata responsabilità della loro formazione.
Lo studio
Oggi siamo più consapevoli della necessità di una solida competenza filosofica e teologica, in dialogo con le scienze umane e naturali, con le quali siamo chiamati a collaborare, per comprendere e diffondere la Rivelazione divina; a questo proposito è necessario conoscere e sapientemente utilizzare i mass-media e le nuove forme di comunicazione. (Oakland, 43,59,61,68; Mexico, 69-82; Caleruega, 26-29; Providence, 94-99; Cracovia, 93).
Solidarietà e condivisione
In questo tempo di globalizzazione (cf. Providence 30-63) siamo chiamati ad una maggiore solidarietà e condivisione con i destinatari dell’annuncio evangelico: in particolare i poveri, gli stranieri, i non credenti, i fratelli separati, il mondo del lavoro e l’ambiente universitario.
I frati cooperatori
Gli ultimi Capitoli Generali hanno riconosciuto la piena partecipazione di tutti i frati alla missione dell’Ordine (cf. Bologna 137.3) e alla cooperazione per la predicazione del Vangelo (cf. Cracovia, 250). Dal canto loro, i frati cooperatori mettono in risalto, in modo del tutto particolare, il valore della vita religiosa in sé stessa, indipendentemente dal sacramento dell’Ordine, come sequela di Cristo, e testimoniano con la loro vita «che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini» (LG 31). È dunque necessario che i frati cooperatori ricevano una formazione adeguata alla missione dell’Ordine, sia all’azione apostolica personale, sia a quella svolta in collaborazione con i frati presbiteri.