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Cronaca del convegno

 

La Sentenza di Tommaso d’Aquino sul De Anima di Aristotele
Interpretare e discutere dell’anima nel terzo millennio.

 

Università Cattolica del Sacro Cuore - Biblioteca Provinciale di Filosofia San Tommaso d’Aquino
Milano 19 - 20 maggio 2011

 

 

Nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Filosofia dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano e la Biblioteca Provinciale di Filosofia San Tommaso d’Aquino, il convegno, presieduto dal prof. Onorato Grassi, Ordinario di Storia della filosofia medievale, ha offerto un nutrito programma di interventi (nove relazioni) introdotto dai professori Massimo Marassi, direttore del Dipartimento di Filosofia dell’Università “Sacro Cuore”, e Alessandro Ghisalberti della stessa Università.

 

Nella antica e suggestiva Cripta dell’aula Magna dell’Università, si sono susseguite le conferenze secondo la scansione prevista dal programma:

 

19 maggio - presidente: prof. Massimo Marassi

prof. Pietro B. Rossi, Tommaso davanti al testo di Aristotele.

prof. Daniele Crivelli, Il primo libro del De anima: tra dossografia, esegesi aristotelica e speculazione antropologica.

prof. p. Pier Paolo Ruffinengo, L’intelletto da Aristotele a San Tommaso attraverso neoplatonici e arabi.

prof. Antonio Petagine, L’analisi delle sostanze corporee nella Sentenza sul De anima.

 

 

20 maggio - presidente: prof.sa Paola Müller

prof.sa Debora Roncari, La speculazione formativa: dal rispecchiamento alla trasformazione.

prof. p. Raffaele Rizzello, Demonstratio positione differens. La definizione di anima e la sua dimostrazione nella Sentenza sul De anima.

prof. Gianfranco Binotti, Alcuni tratti rilevanti nella nozione tommasiana di intentio.

prof. Silvana Vecchio, L’anima e le passioni nel pensiero di Tommaso d’Aquino.

prof. Paolo Pagani, Appunti sulla attualità del concetto di “Anima”.

 

 

Tra i relatori figuravano i membri del gruppo che ha appena terminato la traduzione della Sentencia De Anima, di prossima pubblicazione, dal cui lavoro ha preso ispirazione la scelta dei temi, che hanno segnato un percorso ideale dal De Anima di Aristotele al Commento di Tommaso d’Aquino, di cui sono stati considerati gli apporti originali e i contenuti nodali più fecondi, fino a giungere a considerare le vicende dell’anima nella filosofia contemporanea.

 

 

Nel suo intervento di apertura il professore Onorato Grassi ha inteso sottolineare il peculiare interesse del Convegno: esso nasce dall’impegno pluriennale, serio e rigoroso, di un gruppo di studiosi di tradurre in italiano, con criteri nuovi, il Commento di Tommaso al De Anima di Aristotele. La traduzione è il risultato di un lavoro che ha il valore aggiunto di un’attività condotta in équipe in cui si sono discussi i punti teoreticamente più rilevanti o risolti i passi di più difficile comprensione. Il gruppo impegnato nella traduzione ha avuto il suo centro di aggregazione nella Biblioteca Provinciale di Filosofia San Tommaso d’Aquino in Torino.

 

 

Il prof. prof. Massimo Marassi, a sua volta, ha rimarcato che la definizione tommasiana di anima come forma corporis conserva significato e dignità filosofici anche ai nostri giorni nei quali si è decretato, forse affrettatamente, la morte dell’anima.
Introducendo i lavori, il prof. Alessandro Ghisalberti ha indicato nell’apporto determinante della dottrina aristotelica dell’anima come forma del corpo la ragione per cui San Tommaso ha intrapreso, attraverso i commenti, lo studio di Aristotele e in particolare del De Anima.

 

 

Anche la considerazione del commento al primo libro del De Anima, oggetto dell’esposizione del prof. Daniele Crivelli, ha riconfermato l’originalità di Tommaso, che, pur seguendo da vicino il testo aristotelico nell’esame delle dottrine dei filosofi precedenti, fa del suo commento una sorta di scavo aperto, considerando tutte le questioni e difficoltà, anche quelle che restano aporetiche. Si potrebbe pensare che, nell’analisi delle dottrine dei predecessori, Tommaso voglia approntare, per così dire, una cassetta degli attrezzi, utili allo studio dell’anima.

 

 

La corporeità è una vera protagonista del De anima di Aristotele, ha sostenuto nella sua relazione il prof. Antonio Petagine. Così è pure per Tommaso: nella sua concezione, viene riconosciuta al corpo -in particolare al corpo umano - una dignità che merita di essere sottolineata, perché quando parliamo di “corpo”, non dobbiamo intendere solo la “materia”, ma l’intero di anima e corpo, che nel caso dell’uomo si arricchisce anche della dimensione dell’intelligenza e della spiritualità. La Sentencia libri de anima risulta così una delle opere in cui Tommaso ha insistito con maggior forza sul fatto che la stessa anima umana non sia concepibile al di fuori del suo intrinseco rapporto con il corpo.

 

 

Padre PierPaolo Ruffinengo ha trattato il tema delicato e complesso dell'intellezione del sensibile da Aristotele a San Tommaso attraverso i filosofi neoplatonici e arabi. Mentre Platone parla di intellezione dell'intelligibile e di sensazione del sensibile, corrispondenti ai due mondi della realtà (sensibile e delle Idee), Aristotele può parlare di intellezione del sensibile, spiegandola con i due intelletti (in atto e in potenza) e la mediazione della fantasia tra sensi e intelletto, lasciando però molti punti in sospeso. I neoplatonici e la maggior parte dei pensatori arabi manterranno separate sensazione e intellezione, considerando l'intellezione una emanazione dall'Intelletto divino. San?Tommaso, distinguendo tra forma e species intelligibilis, potrà spiegare in che modo l'intellezione del sensibile è opera dell'intelletto personale, parte dell'anima forma corporis, grazie alla species intelligibilis e alla mediazione della fantasia.

 

 

La seconda giornata del convegno è stata inaugurata dalla relazione della prof.sa Debora Roncari con una lettura singolare della Sentencia De anima. Nella Reportatio del suo Commento alla seconda Lettera di San Paolo ai Corinzi, Tommaso spiega che ciascuno, attraverso la considerazione di sé, riesce a cogliere una qualche cognizione di Dio e può, “speculando”, contemplarlo ed esserne “trasformato”. In questa occasione chiarisce che il termine speculantes, che trova nella sua versione del testo paolino, non deriva da specula, “vedetta”, ma da speculum, perché nello specchio della ragione si può conoscere l’immagine di Dio glorioso stesso.
Nell’accostarci alla Sentencia De anima abbiamo l’occasione individuare metaforicamente due specchi in grado di promuovere un processo di speculazione con la profondità che indica Tommaso: il primo è l’opera stessa, il secondo è il suo particolare contenuto. Leggere il suo De Anima è come ripercorrere la storia di un rispecchiamento molto particolare: l’uomo ha usato l’anima come uno specchio per capire e capirsi e, rispecchiandosi vi ha letto quello che in essa si rispecchia anche della realtà che lo circonda.

 

 

Quanta importanza venga attribuita nella Sentencia alla ricerca della definizione di anima lo si comprende fin dalle prime pagine dell’opera. Importanza che le difficoltà, puntigliosamente enumerate e che occupano quasi interamente il capitolo primo del primo libro e quasi tutto il libro secondo[1], confermano ulteriormente. E’ stato questo l’argomento presentato da fra Raffaele Rizzello, che ha considerato più direttamente le dimostrazioni -non presenti nel testo di Aristotele- che Tommaso propone della celebre definizione aristotelica di anima come atto primo di un corpo fisico organico. Bisogna, però, che la definizione data non risulti semplicemente come la conclusione di una dimostrazione, che si limita a far conoscere che l’anima è così (quia), “ma occorre anche che nella definizione si tocchi la causa (propter quid)”. Tommaso, allora costruisce un sillogismo ricorrendo ad una definizione di anima che funge da termine medio e che ci dà, perciò, la causa (propter quid) della definizione atto primo di un corpo fisico organico (quia) che vi figura come conclusione.

 

 

Sul difficile e controverso tema della intenzionalità ha parlato il prof. Giovanni Binotti. Il termine intentio e le nozioni connesse, dalla logica alla teoria della conoscenza, all’etica, alla teologia, in particolare quella sacramentaria, costituiscono un vasto campo di indagine per l’esegesi tommasiana. Bisogna però liberarsi preliminarmente da certe rigidezze interpretative come quella che connette l’intentio alla causalità strumentale (la vis causativa dell’agente nello strumento) e quella che si ispira all’opera di F. Brentano e di E. Husserl o reagiscono ad esse, come J. Maritain. Qui intentio appartiene prevalentemente alla sfera cognitiva, mentre resta in ombra la sua accezione “volitiva”, presente, invece, nella concezione di San Tommaso, il quale, inoltre, ritiene che l’intentio è presente anche negli organi di senso e anche in cose inanimate, come l’acqua, l’aria o l’etere cosmico. Infine, recentemente, gli interpreti più acuti hanno notato l’accostamento operato dallo stesso Tommaso di intentio a spiritus, con i suoi derivati. Per meglio comprendere tale accostamento salvando la complessità di significati evocata da intentio, il relatore ha proposto una ricomposizione della tradizione interpretativa che prenda però le mosse dal valore più umile di intentio, quello espressivo della causalità dell’agente nello strumento, valore che si ritrova nella dimensione cognitiva, come in quella appetitiva.

 

 

L’intervento della prof.sa Silvana Vecchio ha riguardato non la dottrina di San Tommaso sulle passioni in generale, ma specificatamente il tema delle passioni nella Sentencia De anima. La centralità del De Anima di Aristotele nell’analisi tommasiana delle passioni è attestata dai numerosi ed espliciti riferimenti testuali disseminati sia nel trattato sulle passioni della Summa Theologiae sia nella omonima questione nelle questioni disputate De Veritate.
Accanto all’Etica Nicomachea, il De Anima rappresenta un punto di partenza essenziale per raccontare il problema delle potenze affettive e definirne con precisione la natura, anche se non vi si trova una teoria delle passioni articolata e completa, ma uno studio che rappresenta in certo modo il grado zero della riflessione tommasiana sul tema, una scienza dell’anima su basi strettamente fisiologiche scevra da ogni valutazione etica o teologica. Tuttavia un’osservazione di Aristotele non è priva di ricadute sul terreno dell’etica: il meccanismo delle passioni è davvero lo stesso per l’uomo e per gli animali? Affrontando l’interrogativo, Tommaso stabilisce una serie di differenze tra l’anima animale e quella umana che costituiscono il fondamento di una prospettiva etica fondata sul riferimento alla natura.

 

 

Ha concluso il Convegno la relazione del prof. Paolo Pagani, che ha inteso offrire degli spunti di riflessione che si possono trarre dalla dottrina di San Tommaso sull’anima in relazione al dibattito e alla mentalità odierni, articolando la sua esposizione in tre punti.

 

 

1) Il pensiero moderno, identificandolo con la mens, valuta l’uomo come una sorta di essere intermedio: epifenomeno dell’animale bruto e ipofenomeno dell’intelligenza artificiale forte. Ora, l’asserzione di San Tommaso che, se a qualsiasi anima appartiene un corpo non un’anima qualsiasi entra in qualsiasi corpo, ma proprio l’anima si forma un corpo idoneo a sé e non ne assume uno già pronto, prova la permanente pertinenza del concetto di anima.
2) L’anima, dice Tommaso, è stata data all’uomo al posto di tutte le forme così che l’uomo sia in qualche modo tutto l’ente, in quanto l’anima è in qualche modo ogni cosa, essendo recettiva di ogni forma. La discontinuità tra l’uomo e gli altri viventi è data in sintesi da questa apertura trascendentale o intenzionale che caratterizza l’essere umano e su cui Tommaso, dal Commento alle Sentenze in poi, affiderà la giustificazione della sussistenza dell’anima.
3) Sembra che sia l’anima a contenere il corpo. Tommaso commenta: non è il corpo che tiene unita e contiene l’anima, ma piuttosto è l’anima che contiene il corpo. Si può dire, di conseguenza, che il corpo è ciò che “si vede e si tocca” dell’anima. E questa una suggestione tutt’altro che indifferente, anzi. Il fatto che, toccando il corpo, in certo senso, “si tocca” l’anima, la soggettività dell’altro, e non un suo organo, pone i presupposti della considerazione etica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1]) 402a7 - 403a29. Tutte le citazioni fanno riferimento alla Sentencia de Anima, Edizione Leonina, ed. R.-A. Gauthier, Paris, Vrin 1985, Tomus XLV, 1. Tra parentesi i rimandi alla numerazione Bekker riportati nella Leonina.


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