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Milano, 5 marzo 2006
Ai frati della Provincia San Domenico in Italia
All'inizio della quaresima propongo la penitenza di trattare un argomento imbarazzante: la questione omosessuale interna (non la pedofilia). La lettera non è solo eco del documento I criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali, poiché ci stavo pensando già prima. So che parlarne è un rischio da quando qualcuno di noi, a fronte delle parole di un autorevole confratello, ne dedusse che ne parlava perché... insomma, ci siamo capiti. Per cui in subiecta materia da parte mia questa sarà la prima e unica lettera.
Due considerazioni
L'interdizione ai chierici da parte del citato documento di sostenere la cultura gay, è l'ammissione che... tale cultura esiste! La caduta del controllo sociale e la formazione di un nuovo consenso inducono a un atteggiamento diverso dal passato che demonizzava l'omosessualità, la quale oggi non è più primariamente percepita come un peccato, ma come una possibilità e una cultura alternativa e che dunque va ben oltre il carnale commercium. Giusto o sbagliato, non si può affrontare il problema se non partendo da questo contesto e ripensando in modo nuovo non la norma morale cristiana - questa non è affatto da rivedere -, ma il nostro modo di reagire di fronte al fenomeno, che non si presenta più come ieri e dunque di fronte al quale non si può più reagire come ieri, né meravigliarsi più di tanto.
Anche tra di noi i numeri sono più o meno relativi al "mondo". Qualche confratello a volte ne accenna come se per la conta interna bastassero le dita di una mano. Forse il numero è da rivedere... anche se l'elenco con i nomi non s'ha da fare: mai! D'altra parte vivere accompagnati da tale fenomeno non è un fatto nuovo: quel capolavoro che è il Cenacolo ha per autore un Leonardo i cui rapporti con l'allievo/modello Salaì furono per lo meno chiacchierati e che in vecchiaia dipinse un Giovanni Battista il cui volto non può che destare sospetti; per non parlare poi di Michelangelo e della Sistina, dove Minosse è raffigurato nudo con la faccia del cerimoniere Biagio da Cesena, che in corso d'opera si era arrampicato sui ponteggi a consigliare un po' più di castigatezza, mentre un serpente gli sta mordendo...: solo fantasia troppo accesa? Eppure quanti papi furono e saranno eletti sotto queste scene!
Quale pettine per i nodi?
Come i nodi vengono al pettine, così la questione omosessuale interna per via di tante strade - sinceri e costruttivi colloqui, sospetti e clima di sospetto, accuse, lettere anonime ecc. - arriva sul tavolo del priore provinciale. Qui vorrei condividere le mie prime e spontanee reazioni, ovviamente modificabili: esse possono interessare perché tratto i fatti non per curiosità personale, ma per mandato della provincia, dunque del corpo sociale cui appartiene chi legge.
Accetto la tradizione della Chiesa, che da sempre ha molto tollerato e perdonato, ma nulla giustificato. La Chiesa non si accanisce, ma applica alla predetta materia i dati biblici e due considerazioni: l'attività sessuale ha senso solo nel matrimonio e il piacere come tale non può costituire un valore assoluto, ma ha senso in relazione a un oggetto buono e retto.
Tengo conto più degli atti omosessuali realmente avvenuti che dell'analisi della struttura psicologica omosessuale, così come per un catecumeno si guarda alle "opere" della sua fede e per un novizio da ammettere alla professione si guarda alle "opere" della sua vita di frate: se si alza al mattino, se è puntuale negli impegni, se è in grado di ingoiare dei rospi ecc. Così per le "tendenze profondamente radicate" omosessuali tendo ad affidarmi non a un termometro né a uno psicologo, ma alla ripetizione di atti.
A tutti va offerta la misericordia di sostegno alla conversione, perché nessuno è tentato al di sopra delle proprie forze (1Cor 10,13). So tuttavia che tale criterio non sempre è condiviso.
Va anche proposta la giustizia e la coerenza, per cui non è accettabile la "terza via", cioè la pratica omosessuale tranquillamente e teoricamente composta con la vita di convento e di ministero. A uno così, chiedo di uscire dall'Ordine e gli faccio ponti d'oro purché se ne vada.
Buona Quaresima e scusate il disturbo,
Fra Riccardo Barile o.p., priore provinciale
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