Ordine dei Predicatori (Domenicani) - Provincia San Domenico in Italia

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Priore Provinciale > Lettera del 27 luglio 2009

              



Milano, 27 luglio 2009



Ai frati della Provincia San Domenico in Italia


Come vi è noto da comunicazione per posta elettronica, il capitolo provinciale, iniziato il 2 u.s., si è concluso il 24 u.s.

Non è conveniente anticipare testi o provvedimenti, in quanto gli Atti dovranno ricevere l'ap­provazione del Maestro dell'Ordine e solo dopo saranno veramente definitivi.

A differenza dei precedenti, questo capitolo si è avvantaggiato di una comunicazione quasi immediata e fotografica - e in piccola parte anche vocale - grazie al sito della provincia. Ciononostante credo opportuno ricorrere al mezzo antico di una lettera su carta per alcune considerazioni, la prima delle quali è l'invito ad invocare il perdono di Dio sulle fragilità del capitolo e a rendere grazie per il poco o tanto bene che il capitolo ha operato.


Certamente un capitolo è un'opera umana, non è infallibile e non sempre prende le decisioni migliori: dunque è legittimo non trovarsi intellettualmente d'accordo. Il capitolo tuttavia stabilisce la unanimitas, cioè l'unità degli animi e degli intenti, che ha da essere di tutti, anche se si avesse la certezza che l'una o l'altra delle decisioni è passata solo per un voto.

Ogni capitolo poi va interpretato nella continuità dei precedenti e dunque non come una rivoluzione o un inizio assoluto, proprio come il Vaticano II va letto nell'insieme dei concili. Ciò non significa - ricalcando per analogia il dibattito sul Vaticano II - che un capitolo sia valido solo nella misura in cui ripete i precedenti: ci sono delle novità, delle svolte circa l'insistenza su certe tematiche, la revisione di decisioni precedenti ecc. che vanno accettate. Le novità però non sono una "rottura", ma la tradizione - la nostra piccola tradizione - che si esprime diversamente restando se stessa.


Tornando alla cronaca, il capitolo ha segnato un certo ricambio generazionale non riducibile al computo dell'età, ma alla proposizione di nuove accentuazioni nel segno della concretezza e di una ritrovata saldezza - immune tuttavia da fondamentalismo e bigottismo - dopo gli ondeggiamenti degli anni '70 e '80.

Ciò non significa che non ci sia stato dibattito. Un certo numero di proposizioni e decisioni sono state votate con sì o no a seguito di alcune scelte di fondo circolanti nell'assemblea. Così hanno spirato costanti ventate contrappositive tra: * osservanza regolare e "amare il mondo" * apprezzamento per tutto ciò che si fa ed esigenza di programmazione * apprezzamento di ogni situazione e proposizione di un modello che rischia di diventare un criterio di giudizio ecc.


La liturgia eucaristica del 24 luglio, giorno conclusivo del capitolo, prevedeva la proclamazione di Mt 13,18-23, la spiegazione della parabola del seminatore. Se l'augurio è di trovarsi tra quelli che producono frutto, la messa in guardia per la Parola soffocata dai rovi che sono «la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza», forse ci tocca. Perché il capitolo, oltre a parlare di soldi, è stato una preoccupazione umana di darsi delle leggine per organizzare l'esistente e per intravedere un futuro. Ciò è inevitabile e doveroso, ma guai se poi non porta a un incontro con il Signore, all'ascolto della Parola, a proclamare quella «parola di Dio che opera in voi credenti» (1Ts 2,13).


La preghiera di Maria ottenga di trasformare questa acqua in vino (cf Gv 2,3).


In questo senso, la colletta della domenica di ieri (XVII per annum) potrebbe insegnarci il modo di leggere gli Atti quando arriveranno:


«Protector in te sperantium, Deus, sine quo nihil est validum, nihil sanctum, multiplica super nos misericordiam tuam, ut, te rectore, te duce, sic bonis transeuntibus nunc utamur, ut iam possimus inhærere mansuris».



Fra Riccardo Barile o.p., priore provinciale


              

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