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Milano, 1 settembre 2008
Ai frati della Provincia San Domenico in Italia
Siamo stati sommersi da molta carta e questa lettera non vuole essere una carta in più, ma un aiuto per "digerire" quella arrivata, riprendendo una forma di comunicazione tenuta dimessa durante e dopo la visita canonica del MO. Poiché siamo alla vigilia della programmazione dell'anno, suggerisco alcuni impegni che ci dovrebbero accompagnare.
1. Ogni comunità deve trovare tempo e modo per leggere insieme la lettera conclusiva della visita canonica del MO sia alle province italiane sia alla nostra provincia.
"Leggere" non comporta necessariamente una lettura pubblica per poi... archiviare il documento: la lettura in questo senso può essere affidata alla responsabilità di ognuno.
"Leggere insieme" potrebbe comportare e nello stesso tempo produrre:
a. Una conoscenza comune: ad esempio la lettera (intendo entrambe le lettere) potrebbe essere presentata settorialmente da più frati o anche da uno solo, ma tutti dovrebbero intervenire sottolineando ciò che per ognuno è rilevante. Il risultato sarà una "conoscenza comune" lievemente altra da comunità a comunità.
b. Un atteggiamento di ascolto, cioè di obbedienza: quanto è scritto è "una" parola di aiuto per ascoltare e servire "la" parola, cioè la Parola di Dio, riorganizzando meglio la nostra vita. E tuttavia anche questi suggerimenti di riorganizzazione, che nella lettera sono per lo più in positivo - di questo ringraziamo il MO -, vanno anzitutto ascoltati.
c. Un atteggiamento di valutazione: nel nostro Ordine non è mai stata richiesta una "obbedienza di giudizio" per cui, salvo restando di praticare ciò che è ordinato, è legittimo che vengano a galla anche delle perplessità o opinioni diverse. Certo, anche di fronte a quanto non si condivide, sempre bisogna sforzarsi di comprendere che cosa di positivo la lettera richiede. Ciò premesso e a livello di ipotesi, è legittimo avanzare perplessità, valutazioni diverse, rilievi su informazioni forse carenti ecc. Ad esempio, qualcuno ha dubbi sul fatto che «oggi l'Italia nel suo insieme attende delle proposte che possono sorgere dal carisma domenicano»; sulla conclusione dello studentato di Barra - e molto di più sulla decisione d'averlo fatto iniziare - le considerazioni "alternative" e talvolta pesanti si sprecano; altri scorgono sotto questa o quella frase una certa concezione dell'Ordine o una latente ideologia ecc. Insomma, è opportuno che ciò emerga in un confronto istituzionale (capitolo), anche perché non su tutto e non da parte di tutti verranno sollevate perplessità e la situazione stessa comunitaria in cui il confronto avviene, aiuterà a «cum assensione cogitare» (II-II, q 2, a 1) evitando che il secondo termine divori il primo.
2. La Congregazione per gli Istituti di vita consacrata in data 11 maggio 2008 ha promulgato l'Istruzione Faciem tuam, Domine, requiram sul servizio dell'autorità e dell'obbedienza nella vita religiosa. Anche qui, se non si è già provveduto, sarebbe bene prevedere una riunione comunitaria per «cum assensione cogitare» su questo documento.
3. Come può domenicanamente stimolarci l'Anno Paolino? San Domenico conosceva a memoria le lettere dell'apostolo, san Tommaso le ha commentate... insomma, facciamo in modo che l'anno paolino non venga visto come appannaggio della Pia società San Paolo!
Restiamo però a contatto con le Scritture, con la chiesa soprattutto italiana (e turca), con il mondo: quelli di cui sopra sono documenti che servono ad aprirci a queste realtà e non a farci girare su di noi stessi.
E preghiamo per le vocazioni e per i giovani che inizieranno un cammino. Per la loro perseveranza non basta applicarsi a leggere e discutere dei documenti: questo dobbiamo fare ma senza omettere la preghiera.
Fra Riccardo Barile o.p., priore provinciale
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