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Milano, 1 maggio 2006
Ai frati della Provincia San Domenico in Italia su
Il vento di Dubrovnik
Dal 18 al 23 aprile u.s. si è svolto a Dubrovnik (Croazia) l’annuale incontro dei priori provinciali europei (IEOP). La partecipazione mi ha suscitato riflessioni nate da ciò che ho visto e udito e che vorrei far circolare a caldo senza stabilire chi ha ragione, chi ha torto, chi ha ragione solo in parte. Tale condivisione serve a posizionarci “nella realtà”, grazia che non può essere riservata al solo priore provinciale che va a Dubrovnik.
Ciò che era all’ordine del giorno e ciò che è emerso
La tematica generale concerneva: Che cosa significa oggi appartenere a un Ordine mendicante? Questa è stata trattata in relazioni che di fatto hanno esposto i criteri della gestione economica di alcune province. Poi si è trattato di J&P (Giustizia e Pace) - è intervenuto anche il promotore generale Prakash Lohale - con la proposta già precedente all’assemblea di nominare un promotore per l’Europa. Si è trattato anche di Éspace.
Dalle relazioni e dai gruppi linguistici sono emerse alcune idee che mi limito ad elencare.
- I promotori di J&P funzionano poco, tanto che un provinciale ha confessato che il promotore viene nominato... per far piacere alla curia. Eppure lo sforzo è di farli funzionare.
- Mentre funziona l'elemosina e l'impegno concreto verso coloro che sono in difficoltà, non funzionano la riflessione e la mentalità inerenti a J&P.
- In realtà (posizione del promotore generale) J&P deve riguardare anche e anzitutto lo studio e la formazione (iniziale), perché c'è un legame tra J&P e predicazione del vangelo.
- Si è evitato di nominare un promotore europeo di J&P, ma si è chiesto al promotore generale di radunare e animare i promotori europei secondo diverse aree. Ho osservato che un promotore europeo più quello generale scatenerebbero le ire dei frati del rosario, privi di un promotore generale, ma qualcuno ha contro osservato che il rosario non ha bisogno di troppi promotori proprio perché funziona.
- Tutti i frati devono saper leggere un bilancio e quindi studiare un po' di economia.
- Bisogna insegnare ai giovani frati come si fa a reperire e a chiedere soldi.
- Tempi e modi della formazione iniziale vanno calcolati in base alla disponibilità economica.
- Abitare in dimore antiche e artistiche non è il meglio quanto alla povertà/mendicità: ci riduce a (custodi di musei e a) gente preoccupata di raccogliere soldi per i restauri e noi non abbiamo diritto di chiedere al popolo soldi per questo scopo.
- Se abbiamo delle spese da sostenere, dobbiamo vendere l'antiquariato che possediamo, a cominciare dai mobili antichi, e non chiedere soldi ad altri.
- Un modo di perequazione (cf provincia portoghese) è di passare alla cassa della provincia ogni mese il 30% dell'attivo dei conventi e il 50% della rimanenza attiva di fine anno.
Qualche riflessione
Ho pensato e penso: se richiesti di fare qualcosa di più per la gente, noi programmeremmo una messa festiva dopo cena, un’adorazione eucaristica, qualche incontro per le famiglie, delle conferenze su temi teologici, una raccolta di soldi per la caritas o le missioni, ma pochissimi penserebbero di sensibilizzare la gente verso l’equa distribuzione delle risorse del pianeta...
Ancora, la nostra attenzione si accende in prevalenza sui temi morali legati alla vita (la morale dalla cintola in giù), ma è restia ad accendersi per i valori di J&P: eppure «queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle» (Mt 23,23).
E poi una parte dei giovani frati, generosi nella dedizione pratica, non sono forse teoricamente più affascinati dall’impresa di distinguere ciò che è ortodosso da ciò che è eterodosso?
Così il vento di Dubrovnik ha spirato in direzione altra rispetto alle nostre condivise aurette.
«Agitata da due venti (...) già s’aspetta a naufragar» (Vivaldi, Griselda): speriamo di no!
Con tanti saluti,
Fra Riccardo Barile o.p., priore provinciale
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