Ordine dei Predicatori (Domenicani) - Provincia San Domenico in Italia

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Priore Provinciale > Lettera del 1 gennaio 2010




Milano, 1 gennaio 2010



Ai frati della Provincia San Domenico in Italia


Paragonando la sezione del Governo degli ultimi Atti con gli Atti del 2005, l'attuale risulta più breve. Infatti, ritenendola sostanzialmente programmata (106), il Capitolo non riprogramma l'intera Provincia, ma si limita a qualche decisione non scontata: una su SMdC in Genova e un'altra più complessa sul torinese (115 117). La brevità è anche dovuta al fatto che alcuni testi sono stati spostati altrove per unificare la materia: ad esempio il n. 75 § II sui Centri culturali era un testo del governo. Soprattutto non c'è chiusura di conventi o case, sentimento avvallato dal MO con l'immagine della roulette russa da evitare - a chi toccherà la prossima chiusura? -, anche se l'immaginario non corrispondeva esattamente al vero gioco.[1]

Il senso dell'insieme

Va da sé che non è assente una programmazione e ciò si manifesta dal fatto che vengono ripresi temi trattati in altre sezioni ma qui accostati dal punto di vista del governo: * la FTER con quanto comporta (108) * un criterio circa l'assunzione delle parrocchie identico al Capitolo del 2005 e non in contrasto con quanto legiferato nella vita apostolica (114) * l'esortazione alla collaborazione tra i promotori (109) * la nuova formulazione delle priorità forse più dimessa rispetto al Capitolo del 2005 ma forse più realistica e più incisiva (107 § II).

Alcune decisioni rilevanti

Se le determinazioni dei testi sono chiare, è invece importante capire "perché" si è legiferato.

-  Il CUST (115): in Bologna gli studenti in cerca di alloggio sono in diminuzione e il CUST resta parzialmente inutilizzato. Da qui la necessità di individuare «altre possibili destinazioni d'uso». Nuove sono anche le precisazioni sull'istituzione del direttore.

-  I conventi del torinese (117): la concentrazione di tre comunità nella stessa area e la diminuzione dei frati hanno consigliato alcuni criteri di riorganizzazione delle stesse. Già in Consiglio di provincia si è parlato di come attuare - e non è facile - il n. 117.

Alcune novità

-  Nuova è la sottolineatura del rapporto tra incarichi conferiti dai vescovi a un frate e il consenso o per lo meno il coordinamento con l'ordinario, cioè con il priore provinciale (111). Qualche volta sono venuto a sapere di incarichi e di nomine a fatti avvenuti...

-  È stato riformulato il criterio sull'assistenza dei frati anziani e ammalati (116).

-  Per la prima volta c'è un testo sintetico sulla comunicazione interna (112).

-  Sono stati reintrodotti i raduni dei priori/superiori (a volte in passato c'erano e non sempre hanno funzionato...) non con finalità decisionale, ma informativa e comunionale (110).

-  Quanto al Capitolo provinciale, si sono previste possibili indicazioni di lavoro per le commissioni precapitolari (nello scorso Capitolo non tutte hanno lavorato con lo stesso metodo e ciò ha ritardato i lavori) e sono state formalizzate le Norme di procedura (StPr 46-47). Invece non si è accettato di aggiungere due consiglieri e di spostare all'inizio l'elezione del provinciale: forza della tradizione o inerzia della consuetudine?



Fra Riccardo Barile o.p., priore provinciale




[1]      Si è immaginata una pistola con una sola pallottola e che si passa dall'uno all'altro puntandola alla testa e stando a vedere a chi toccherà il colpo letale (la prossima chiusura). In realtà il gioco prevede che ogni giocatore (ogni convento?) inserisca un proiettile facendo ruotare con velocità il tamburo della rivoltella (roulette) e puntandola poi alla testa. Si denomina russa perché il gioco fu descritto dallo scrittore russo Mikhail Lermontov († 1841) in Un eroe del nostro tempo.



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