Ordine dei Predicatori (Domenicani) - Provincia San Domenico in Italia

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Priore Provinciale > Lettera del 17 novembre 2010




Milano, 17 novembre 2010



Ai frati della Provincia San Domenico in Italia


«È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce» (Rm 13,11-12).


L’ammonimento dell’Apostolo, che la LdO colloca alle Lodi, in realtà ricorda anche il passare del tempo verso una salvezza che si fa più vicina, atteggiamento suggerito dalla liturgia soprattutto verso il concludersi dell’anno liturgico.
L’ammonimento è anche l’occasione di riprendere un dialogo attraverso la comunicazione “di carta”, accessibile a tutti, anche a coloro che non hanno confidenza con strumenti elettronici (a proposito: sarebbe opportuno che in ogni comunità si designasse un incaricato per stampare e mettere in pubblico le poste elettroniche che vengono inviate con le notizie istituzionali).
Il tempo che passa e la salvezza che si fa più vicina, oltre che il futuro, invita anche a valutare il presente e le vie diritte o tortuose che ci hanno portato fin qui. Ed è esattamente questa considerazione il movente di riprendere il dialogo “di carta”, guardando il presente della Provincia nel cammino più vasto della Chiesa con una valutazione del passato e con indicazioni per il futuro ... e qui qualcuno comincerebbe a citare il de prudentiai san Tommaso...



Come è noto, nei limiti del possibile al mattino mi alzo presto e non mi dedico a una lunga preghiera, ma vado immediatamente a fare colazione e tra un sorso di caffè e l’altro do uno sguardo alle riviste - a Milano caffè, biscotti, giornali, riviste e frigorifero sono nella stessa sala -, in particolare al quinto vangelo di Adista. La quale Adista in un numero recente ospitava una relazione di RANIERO LA VALLE dal titolo Il Concilio tradito citando in breve una risposta/discorso di BENEDETTO XVI che, dando il giudizio che in realtà né allora stava nascendo né adesso nasce “la grande Chiesa del futuro”, ad essa avrebbe implicitamente rinunciato.
Va da sé che in questi casi bisogna cercare il testo originale. Trovatolo, con meraviglia ho scoperto che Ratzinger diceva quanto avrei voluto scrivere in questa lettera: ovviamente lo diceva meglio e con più ampiezza di approfondimenti.
Tutto partiva dalla domanda di un prete sulla stanchezza del postconcilio e su di una nostalgia del Concilio da parte di un certo numero di preti, giovani all’accadere dell’evento conciliare e la formazione dei quali avvenne alla luce del Vaticano II da poco concluso.
Pur con molti ammorbidimenti dovuti sia al contesto italiano - che è sempre meno effervescente ma più equilibrato di analoghi contesti d’oltralpe e d’oltreoceano -, sia al contesto della Provincia - che fonde i contesti delle due ex province e che presenta una ovvia modestia rispetto al contesto italiano e internazionale nonché al contesto dell’Ordine -, le considerazioni di Ratzinger possono essere uno stimolo per interpretare la storia passata, il presente, il giusto dialogo e l’avvicendamento generazionale anche tra di noi ecc.
Ecco i punti salienti: il Concilio resta la magna charta della Chiesa di oggi, assimilarlo bene richiede una sofferenza di crescita, al di là dell’anticonciliarismo e del progressismo la Chiesa continua a progredire, dobbiamo imparare un modo nuovo di rinunciare al trionfalismo ecc.
In questa luce, si noterà che anche in Provincia vi sono realtà che crescono senza far rumore, a differenza degli alberi che cadono. Per cui l’invito è a uno sguardo di speranza e a un impegno di perseveranza, coscienti dei nostri limiti. L’invito è anche a una riflessione o discussione a partire dalle “provocazioni” del testo: siamo o non siamo un Ordine un po’ intellettuale?

Scegliere un testo non è solo proporre la parola del Papa, ma fare un atto di ermeneutica con il rischio di imporla approfittando dell’autorità del provinciale, per cui assicuro che si tratta di un’eccezione e che non lo farò più (ma siamo sicuri che quelli e quelle che fanno lectio divina e credono di trasmettere con purezza la Parola, non propongano poi una loro ermeneutica?).



Fra Riccardo Barile o.p., priore provinciale



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