Settimana vocazionale Taggia 2009
Dal 3 al 7 agosto si è svolta, nell’incantevole cornice dell’ex convento domenicano di Taggia (IM), la ormai consueta settimana vocazionale, che ha riguardato un gruppo di sette giovani. Erano presenti, oltre ai 7 ragazzi, gli attuali tre prenovizi della Provincia San Domenico in Italia con il loro responsabile fra Massimo Rossi, i quattro novizi delle tre Province italiane con il loro maestro fra Antonio Visentin, il Priore provinciale fra Riccardo Barile con il suo segretario fra Alessandro Fanti e, infine, fra Luigi Mulatero (eccellente musicista nonché barzellettiere).
DESCRIZIONE DELLA SETTIMANA
Nel corso della settimana si sono alternati momenti di ascolto, di preghiera, di riflessione personale, di condivisione e di comunione fraterna. Ogni giorno le relazioni proposte sono state punto di riflessione e di confronto in franchezza e serenità. Fra Massimo Rossi ha affrontato il tema del discernimento personale, nella comunità e nel mondo, sempre necessario nella vita e ancora di più in vista di una scelta come quella della consacrazione religiosa. Il Priore provinciale, padre Riccardo Barile, nel suo intervento, ha offerto una lettura della vita di San Domenico, mostrando come le sue scelte si siano sempre inserite in precedenti scelte della chiesa del suo tempo o addirittura gli siano state suggerite personalmente dal Papa. Così la vita di S. Domenico risulta una sorta di contrappunto musicale della propria esistenza: più che scegliere, in questo senso, Domenico sembra sempre essere stato scelto. Padre Luigi ha poi affrontato il tema della cordialità e della simpatia, così necessarie nei rapporti con gli altri e soprattutto nella vita religiosa. Padre Antonio, infine, ha presentato le due figure assai significative del profeta Geremia e del domenicano Bartolomé de Las Casas (1484-1566), celebre difensore dei diritti degli indios in America Latina.
Nel trascorrere dei giorni ognuno dei partecipanti ed anche i frati hanno raccontato la storia della propria vocazione e più in generale del proprio incontro con l’Ordine domenicano, favorendo un momento di condivisione e conoscenza reciproca assai intenso. I colloqui con il Priore provinciale e una mattinata di deserto hanno concluso nel migliore dei modi queste giornate, trascorse assai rapidamente e graziate dal bel tempo, dalla tranquillità del luogo, dal cibo sempre gustoso e dalle divertenti storielle del padre Luigi Mulatero.
SEGNI SU UN’ESPERIENZA VOCAZIONALE
Molte strade e diverse storie di vita interiore ci hanno condotto a ritrovarci insieme fraternamente e a dare il nostro assenso a quell’invito che sotto forme così differenti eppure così sorprendentemente simili ci siamo sentiti risuonare nelle più nascoste profondità del nostro cuore di giovani. Vocazione d’altra parte – e ciò vale non solo per la dimensione religiosa e spirituale dell’uomo – non è altro che chiamata, e ogni chiamata, ogni invito, non può che preludere ad un incontro, ad un punto di contatto, ad un puntuale momento di esperienza che a sua volta può segnare l’inizio di un legame, di un sentimento, di un cammino comune, di un’avventura tutta nuova in grado di confondere e rimescolare le carte di una vita e di segnare una svolta radicale alla nostra stessa esistenza.
Certamente non ci siamo scelti, né ci siamo cercati tra di noi. Non ci conoscevamo neppure, eppure abbiamo avuto modo di ascoltarci e di sentirci in comunione fraterna fin dall’inizio, quasi fossimo amici di lunga data. Nei momenti comuni di confronto è chiaramente emersa la diversità delle nostre storie, delle nostre esperienze e dei nostri caratteri. Eppure tutti ci siamo sentiti accomunati dalla necessità interiore – e così difficilmente spiegabile con le parole – di dare il nostro assenso, certamente non privo di dubbi, ansie e aspettative di vario genere, a quell’invito, a quella chiamata, che abbiamo sentito rivolgerci dal Signore in forme e modalità del tutto differenti ma che con tutta evidenza aspettavamo da molto tempo.
Così il nostro assenso prelude ora all’inevitabile accettazione di un cammino di discernimento, operato dai nostri cuori per separare – come ci è stato spiegato – ciò che è utile da ciò che invece risulta inutile (ma non necessariamente dannoso) nella nostra esistenza, alla luce del nostro particolare – e forse un po’ controcorrente! – progetto di vita, che trova nella forza della figura del Cristo e del messaggio evangelico tanto la propria origine quanto la propria mèta. Dobbiamo mettere in moto in questo modo un movimento di purificazione e di chiarimento (o rischiaramento?) della nostra interiorità che ci permetta di giungere in piena luce a quell’incontro cui la chiamata necessariamente rimanda.
È questa un’operazione di non facile svolgimento che solo la forza e la potenza dello Spirito possono portare a compimento in noi mediante la fede, la preghiera, la meditazione della Parola, il confronto e la guida sicura e attendibile di un valido accompagnatore. In tutto questo sarebbe tuttavia pericolosa ipocrisia mascherare il dubbio che può sorgere in una molteplicità di situazioni e per una molteplicità di motivazioni: esso è lecito ed anzi talvolta indispensabile! L’incertezza infatti può rivelarsi segno di vera intelligenza laddove essa si faccia efficace strumento di conoscenza e di esperienza di quella fragile umanità che ci costituisce e che per natura non può che condizionarci. Il dubbio svolge così la sua funzione solamente se è capace di far fruttificare in noi una certezza e una risposta nuove, preludio di una scelta convinta e sicura, salda nelle sue fondamenta e capace di attutire le innumerevoli difficoltà che la vita terrena chiaramente saprà porre di fronte a noi. E questa scelta altro non potrà essere che la nostra risposta a quell’invito che abbiamo sentito risuonare e che sentiamo continuare a vibrare nell’intimo dei nostri cuori.