Ordine dei Predicatori (Domenicani) - Provincia San Domenico in Italia


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Gioventù Domenicana

Appunti per il viaggio … …

Introduzione

Il termine itinerario richiama l’idea del viaggio e ogni viaggio ha una partenza, un luogo e un tempo per muoversi, un punto d’arrivo che indica la direzione. Conosce delle tappe e degli strumenti per poter raggiungere la meta. Definiamo quindi un itinerario quel particolare percorso, quel dinamismo fondamentale che porta ogni giovane a conoscere e seguire il Signore Gesù per divenire suo  discepolo. Siamo convinti che un itinerario parta sempre dalla vita dei giovani, dalle loro domande di ricerca di senso, per aprirsi alla scoperta di un annuncio, di un incontro che li rende consapevoli dell’amore di Dio. È solo quando questa consapevolezza si approfondisce, che li può introdurre ad accogliere che la verità che salva è la persona di Gesù, che li può portare alla conversione  che permette di collocare la propria vita dentro ad un disegno più grande in cui si comincia a vivere una relazione personale con Signore in cui tutto viene coinvolto: intelligenza, cuore, forze. Il vivere con, per e nel Signore cambia la vita portando il giovane alla condivisione gioiosa e coraggiosa del dono ricevuto attraverso la missione, la capacità cioè di raccontare anche ad altri giovani la propria fede, il personale incontro con il risorto che ha cambiato la vita.

Pertanto l’intenzione di queste pagine è quella di provare a intrecciare le mete della formazione (Laudare et Benedicere et Praedicare), con le dinamiche tipiche dei giovani all’interno di uno stile  vitalmente comunitario.

  1. Per lasciarsi incontrare da Gesù Cristo

Il motivo principale della nostra proposta formativa è che ogni giovane possa incontrare Gesù o, meglio, si lasci incontrare da Gesù. L’incontro con Gesù non è un tema, ma è l’esperienza fondamentale che ogni cristiano fa, e da cui parte (Novo Millennio Ineunte 3) se vuol essere chiamato tale.

Ma perché lasciarsi incontrare da Gesù? Perché, ancor prima che Lui sia importante per la vita di ogni persona, ciascuno è importante per Lui.

Ogni giovane non è un qualcuno di anonimo, ma deve sentire rivolto a lui lo sguardo del Signore, pieno di amore e di simpatia, quello stesso sguardo che Gesù ha rivolto al giovane che gli chiedeva che cosa deve fare per avere la vita eterna (Mc 10,17-21). Ma soprattutto ogni giovane deve sentire che la realizzazione della sua esistenza ha in Gesù non solo un buon consigliere, ma un salvatore che porta la vita verso altezze inimmaginabili.

Gesù ha anche oggi qualcosa da dire alla vita di un giovane e proprio per questo l’incontro con Lui ha i tratti di un confronto provocante nello stile, affascinante nei contenuti e inedito nei risultati.

Lui vero uomo aiuta ogni uomo a divenire più uomo e ad esplicitare nella propria vita umana quella dignità che è sentirsi figli di Dio, come e con Gesù Cristo, riconoscendo che in tutte le cose create si trovano le sue “impronte digitali”.

Il  Vangelo è il racconto degli incontri “storici” di Gesù, ma è anche una profezia di quelli che intende fare oggi. La Parola viva del Vangelo, il suo ascolto ci fa restare aperti all’incontro, ad un libero, fiducioso, imprevedibile, sorprendente,  certamente  esigente, ma soprattutto consolante  incontro tra due persone. Lui ci considera sempre figli dello stesso Padre, discepoli dello stesso ed unico Maestro, e dunque fra noi tutti fratelli (cfr,. Mt 23,8-10; Mc14,61-62).

            1.2  Per conformare la propria vita a Gesù Cristo

 

Incontrare Gesù significa sentire che tutto ciò che fa parte della vita dell’uomo, fa parte anche della Sua vita. Gesù in tutto ciò che ha vissuto, è stato totalmente e profondamente umano. Egli infatti: «ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo»[1]. Proprio per questo Gesù conosce ciò che abita nel cuore di ogni uomo e ha l’effettiva capacità di aiutarlo, di guarirlo, di liberarlo, di riconciliarlo con Dio e con se stesso, di salvarlo dalla alienazione e dalla paura, dalla disperazione, dall’assurdo, dalla noia, dal peccato,dalla morte. Ma è pure vero che Gesù si rivela anche come Figlio di Dio, con tratti e qualità che superano quelle dell’uomo: è vero Dio.

Incontrare il volto autentico di Gesù non significa incontrare un Gesù secondo me, ma per conoscerlo i profondità occorre mettersi cordialmente e lealmente dalla sua parte, mettendosi nella disponibilità di diventare  secondo Lui.

La categoria dell’incontro non è mera conoscenza intellettuale, o ricerca dottrinale e nemmeno  l’esperienza della gratificazione emotiva di Gesù, ma è l’incontro vero con un Gesù che si pone come colui che salva. Solo chi incontra veramente Gesù, racconta bene Gesù; incontro e racconto formano due facce di un’unica esperienza,sono alla base della formazione degli stessi Vangeli, e della vita della chiesa; incontrare per raccontare, raccontare  per incontrare.

 

1.3 Perché l’incontro con Gesù Cristo si trasformi in un cammino stabile

Il cuore della proposta formativa è la coscienza intesa come quel luogo intimo personale in cui ognuno diventa consapevole del bene e del vero che è già presente in essa e verso cui liberamente acconsente di orientare la propria vita attraverso scelte stabili e definitive. Per questo ci  forma veramente solo ciò che diviene nostro attraverso una scelta di libertà, in cui esercitare quel discernimento che decide quale significato attribuire alle esperienze che attraversiamo, quale valore alle proposte che ci vengono offerte e quale peso alle parole che ascoltiamo.  

È la formazione della coscienza dei giovani che ci sta a cuore perché imparino a riconoscere il  vero bene posto in loro da Dio e le diano forma attraverso quelle virtù che rendono la vita intrecciata con il Vangelo, libera dai condizionamenti e capace di decentrarsi da sé.

La centralità della coscienza, luogo di sintesi, di unità e di integrazione, porta alla necessità che il cammino dell’associazione conduca con delicatezza e passione alla maturazione di una stabilità della scelta della sequela di Cristo.

 

2. La centralità della persona

Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo[2]”: è una scelta di campo, di tipo teologico! Formare è far emergere l’immagine di Dio, di cui ciascuno è portatore in modo sempre più pieno e trasparente. La misura della “pienezza” di questa immagine è data dalla sempre maggiore conformazione a Cristo; essa è raggiungibile attraverso un processo che, in ultima istanza, avviene nel cuore dell’uomo, nella coscienza personale.

 

2.1 la comunità gioventù domenicana e non solo

La comunità che si vuole riedificare è il principale tra gli strumenti formativi utilizzati nel percorso educativo: è scuola di relazione, è il luogo dove si sperimenta con concretezza la dimensione comunitaria della fede. Proprio per questo essa va finalizzato ad un’azione pedagogica volta alla scoperta del senso dell’essere insieme, del fare comunità, del vivere in un sistema relazionale che contribuisce alla definizione dell’identità di ciascuno, dove si vivono la fraternità e la gratuità, dove ci si accompagna reciprocamente lungo il cammino di fede, nel quale ci si sostiene nelle difficoltà, condividendo i dubbi e le paure, e ci si testimonia reciprocamente e quotidianamente la bellezza di una vita radicata nel Vangelo.

Tutto questo va anche oltre alla comunità stessa: essa non deve diventare “recinto” dell’esperienza dei “giovani domenicani”, ma deve essere capace di apertura. Apertura a quelli “fuori dal giro”, superando la fatica di accogliere i nuovi arrivati, quelli che non hanno condiviso il cammino già compiuto fino a quel omento; apertura alla Comunità maggiore, nella quale di norma la gioventù domenicana è radicata.

Chiaramente, l’esperienza dell’incontro settimanale non esaurisce le occasioni formative per i giovani. Questo non significa che ci si  debba “chiudere”, o che ci si possa limitare all’esperienza personale, ma che è necessario immaginare occasioni alternative, più elastiche, meglio conciliabili con la vita delle persone di una riunione settimanale, che permettano di conservare la sostanza dell’esperienza di gruppo, che non è il ritrovarsi in una stanza ogni sette giorni, ma sentirsi comunità.

 

2.2 Il cammino personale

La formazione della coscienza e la missioniarietà di ogni persona ci porta a dare grande valore al cammino personale che ogni singolo giovane compie. Accanto alla formazione nella vita di gruppo la Comunità si preoccupa di accompagnarli anche nel proprio cammino personale dietro il Signore, certa che la sequela è sempre una scelta fondata nella libertà di ciascuno.

 

3. la Gioventù domenicana a Bologna

Il gruppo dei giovani del convento di San Domenico in Bologna, dopo un lungo percorso di formazione cristiana, accompagnati da diversi  frati della Comunità, avendo sperimentato l’esigenza inappellabile di annunciare il Vangelo ad ogni uomo, desiderano prendere parte al carisma proprio dell’Ordine Domenicano, comprendendo e vivendo la vocazione battesimale, assumendo il particolare impegno della testimonianza, portando ovunque “il buon annuncio del nome del Signore nostro Gesù Cristo” come disse papa Onorio III al Nostro Santo Padre Domenico (18 gennaio 1221). Ecco che, dinnanzi a questa particolare chiamata evangelica, intendono assumere la spiritualità domenicana come stile di vita, senza impegni giuridici, ma abbracciandone responsabilmente il carisma, specificato attraverso il motto così caro alla Tradizione dei frati predicatori: Laudare et Benedicere et Praedicare:

1.     Lodare: VOGLIAMO celebrare ed approfondire la nostra fede cristiana sia all’interno della nostra Comunità giovanile sia partecipando attivamente alle azioni liturgiche della Chiesa, mettendoci a servizio di questa Comunità dei Frati Predicatori e di tutti coloro che la frequentano.

 

2.     Benedire: VOGLIAMO promuovere e difendere la dignità della persona, coltivando, in special modo, fruttuose relazioni fra di noi alla luce del Vangelo, affinché risplenda la parola di Cristo: “ Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt. 23, 8).

 

3.     Predicare: VOGLIAMO metterci in ascolto della Parola del Signore: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”( Mc. 16, 15), “pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che in voi” (1Pt., 3, 15): la nostra Speranza è il Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, Unico Salvatore del Mondo. Per far questo, sentiamo in noi l’esigenza di approfondire la conoscenza dell’Evangelo nell’esperienza comune di fraternità giovanile che ci contraddistingue, attraverso incontri dinamici aperti ad un dialogo chiaro, diretto e proficuo.

 

“A Colui che in tutto ha il potere di fare molto di più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.” (Ef., 3, 20-21)

 


[1] Gaudium et Spes n°22

[2] Gaudium et Spes n°22


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