Come ha ricordato il nostro Maestro dell’Ordine, fra Gerard Timoner, «il nostro canto di speranza commemora il momento, ottocento anni fa, qui a Bologna, quando Domenico passò da questo mondo. […] La presenza dei fratelli oranti nell’ora della sua morte deve aver dato speranza anche a Domenico: in quell’ultimo momento di finitudine umana, Domenico non era solo. La presenza dei fratelli e la presenza promessa di Domenico oltre la morte gli diedero speranza e consolazione. […] Domenico ha coraggiosamente promesso di essere utile a noi, perché aveva una grande speranza di essere più vicino a Cristo, nella comunione dei beati».

Con quale commozione il nostro Patriarca deve aver osservato i suoi figli durante questi ottocento anni! E quante grazie in questi ottocento anni egli ha ottenuto all’Ordine, alla Chiesa, al mondo! E proprio con il canto dell’antichissima antifona “O spem miram” è cominciata la solenne celebrazione eucaristica culmine dell’anno giubilare: “O meravigliosa speranza che hai dato ai tuoi figli in pianto, quando hai promesso che saresti stato utile ai tuoi frati dopo la morte! Adempi, o padre, quanto hai promesso, soccorrendoci con la tua intercessione!”.

Bologna, che otto secoli fa aveva sentito il “buon odore” di san Domenico nella sua vita santa e ancora, miracolosamente, al momento della prima traslazione delle sue spoglie mortali, ieri ha sentito di nuovo, in una Basilica patriarcale gremita, questo “buon odore” nella presenza di Cristo al suo sacrificio e nelle parole dell’88o successore del santo Patriarca dei predicatori.

Erano presenti, oltre al Maestro dell’Ordine, anche il cardinale arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, che ha presieduto la celebrazione, mons. Livio Corazza, vescovo di Forlì, e il domenicano mons. Lorenzo Piretto, vescovo emerito di Smirne e amministratore apostolico di Istanbul, e il ministro generale dei Frati Minori, fra Massimo Fusarelli, oltre a numerose altre autorità, militari, civili e religiose. La celebrazione, che ha visto la partecipazione di una numerosa rappresentanza di sacerdoti e laici da Bologna e dal mondo, era stata preparata da quindici martedì, in cui i singoli vescovi della regione ecclesiastica Emilia-Romagna avevano reso omaggio a san Domenico celebrando presso la sua Arca, e da un triduo presieduto dai ministri provinciali delle tre famiglie francescane, nel segno di un’amicizia tra i due Ordini mendicanti che risale agli stessi fondatori.