Bolzano Duchgangslager.

«Il campo, in quella città, era di transizione. Ci abituammo presto alla vita del lager. Le inevitabili umiliazioni della vita del campo entrarono presto a far parte delle nostre abitudini quotidiane e padre Girotti a tutto si adattava e mi raccomandava di prendere tutto dal lato buono»1.

«A Bolzano siamo stati 15 giorni assieme. Mi chiamava ogni tanto a pregare, a dirmi di non lasciarmi disorientare. Mi aiutava ancora, nonostante avesse forse bisogno di aiuto pure lui. E il giorno della Madonna del Rosario mi chiama in disparte e mi dice: “Senti, don Angelo, io sono domenicano e bisogna che oggi rosariamo con una certa solennità” e si mise a dire il Rosario. Aveva appena detto qualche mistero che ci fu l’adunata, l’ordine di partire per Dachau: 60 ore di inferno chiusi nei vagoni bestiame. Io non ero nel vagone con padre Girotti, ma, appena notavano il suo abito bianco, facilmente riceveva tutti gli insulti del viaggio e dei disagi di quel modo di viaggiare. Lo ritrovai all’arrivo e ci mettemmo in prima fila, giungendo là, dove c’è scritto: “Arbeit macht frei”»2.

Così, nel mese di ottobre, vi presentiamo un episodio della vita del beato Giuseppe Girotti op (Alba, 1905 – Dachau, 1945) perché, nella celebrazione individuale o comunitaria del rosario, si possa ricordare la testimonianza del Beato. Lo scopo: diffonderne la conoscenza e suscitarne devozione.

1 Congregatio De Causis Sanctorum, Beatificationis seu declarationis martyrii Servi Dei Iosephi Girotti Positio super martyrio, Romae 2003, Informatio, p. 15.
2 AA. VV., Atti del Simposio su Il Martirio del Padre Giuseppe Girotti (Alba 1905-Dachau 1945) Sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Predicatori, Alba 19 marzo 1994, don Angelo Dalmasso, p. 31.

Foto del rosario di Fr. Lawrence Law op.