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SANTA CATERINA DA SIENA
Vergine, dottore della Chiesa patrona d'Italia 1347 – 1380
29 aprile

santa Caterina da Siena o.p.

       Ventiquattresima figlia del tintore Jocopo Benincasa e di Lapa de'Piagenti, Caterina all'età di sei anni ha la sua prima emblematica visione del Cristo in abiti pontificali, l'anno dopo nel suo cuore emette già il voto di verginità. Dopo aver superato eroicamente molti ostacoli frapposti dalla famiglia alla sua vocazione, a 16 anni ottiene di indossare l'abito del Terz'Ordine Domenicano.
       Fino ai vent'anni vive una vita molto ritirata caratterizzata dalla continua preghiera e da una intensa penitenza. Gesù la favorisce di molte visioni e di ammaestramenti, ponendo le basi della sua ascesa spirituale, che si concentra nella conoscenza di sé, "colei che non è", per umiliarsi, e di Dio, "colui che è", per crescere nel suo amore. Il demonio invece la tormenta con numerose tentazioni. Questo periodo culmina con le nozze mistiche, ma anche con l'invito divino ad unire alla carità verso Dio un attivo amore del prossimo. Da allora Caterina inizia a soccorrere i poveri, ad assistere gli ammalati, soprattutto i più abbandonati, ingrati e ripugnanti, a consolare gli afflitti, a liberare gli ossessi, a rappacificare i contendenti, a convertire dei condannati a morte. Non si contano le grazie di carattere materiale e spirituale dovute alla sua caritatevole intercessione.
       Attorno a lei si riunisce a poco a poco un gruppo sempre più vasto di persone di ogni età, ceto e condizione, i suoi "figli" spirituali, che saranno poi detti "caterinati". Inizia anche ad inviare le famose lettere, con cui si rivolgerà a re, papi, principi, capi di governo, frati, suore, ma anche a laici di ogni ceto e condizione.
       Dal 1374 iniziano i viaggi apostolici con l'intento di promuovere la Crociata, ma anche per pacificare le città o le fazioni in lotta tra di loro, prima in Toscana: a Firenze, Pisa, dove riceve le stigmate, sigillo nella carne del suo appassionato amore per Gesù Crocifisso, poi a Lucca, infine ad Avignone. Qui Caterina si adopera per pacificare il Pontefice con i Fiorentini, fallito quest'intento, riesce a convincere Gregorio XI a riportare a Roma la sede del Papato, cosa che si realizza nel gennaio del 1377 dopo 70 anni di cattività, e lo esorta a dare inizio alla necessaria riforma dei costumi nella Chiesa. Soprattutto sotto la sua ispirazione il B. Raimondo suo confessore ed altri domenicani attueranno tale riforma anche nell'Ordine Domenicano.
       Dopo un periodo di intensa attività spirituale nella Val d'Orcia, durante il quale riceve la straordinaria illuminazione sulla verità, che costituirà la materia del Dialogo, Caterina è inviata da Urbano VI a trattare la pace con i Fiorentini, conclusa la quale, si dedica alla dettatura del Dialogo, risposta di Dio alla richiesta di misericordia, in cui il Padre esplica il piano d'amore della Trinità verso l'uomo peccatore, piano che si è manifestato in Cristo crocifisso, il ponte che ha ricongiunto il cielo e la terra, Via che ognuno deve percorrere ascensionalmente imitandolo nel suo amore per le anime, sostenuto dal suo Sangue, amministrato dalla santa Chiesa nei Sacramenti.
       Scoppiato lo scisma d'occidente il 20 settembre di quello stesso anno, il 1378, Caterina si adopera in ogni modo, con la preghiera, l'offerta sacrificale di sé, la parola, le lettere, per sanarlo e riportare la Chiesa all'unità. Buona parte delle 381 lettere dell'Epistolario ne danno testimonianza.
       Per rendere più incisiva la sua opera a favore della Chiesa, l'amata sposa di Cristo, Urbano VI la chiama a Roma, dove Caterina trascorrerà gli ultimi due anni della sua vita. Sempre per invito del Pontefice parla in Concistoro ai nuovi Cardinali, per esortarli alla fedeltà al vero Papa, alla sua intercessione viene attribuita la vittoria di Marino da parte delle truppe pontificie contro quelle dell'antipapa, un anno esatto prima della morte di lei.
       Per volontà divina dai primi di febbraio a metà marzo ella si reca ogni giorno a pregare a S. Pietro dalle nove del mattino fino al Vespro, nonostante le sue condizioni fisiche siano definite dalla Santa quelle di "una morta", qui un giorno ha la visione della Chiesa che viene appoggiata sulle sue spalle sotto figura di una navicella. Resa incapace di muoversi, trascorre gli ultimi quaranta giorni della sua vita sul suo lettuccio tra atroci sofferenze, offrendo la propria vita per la Chiesa, come lei stessa testimonierà sul letto di morte: "Tenete per certo, figlioli, che io ho offerto la mia vita per la santa Chiesa". Spira dolcemente il 29 aprile 1380 pronunciando le parole: "Padre nelle tue mani affido il mio spirito".
       Il suo corpo, olezzante e flessibile, dopo cinque giorni viene sepolto nella basilica domenicana di S. Maria sopra Minerva, dove giace tuttora sotto l'altare maggiore.
       Viene canonizzata da Pio II nel 1460.
       La Chiesa, tanto amata, nella persona dei pontefici, costantemente la invoca e la onora, affidandole i suoi tesori: Pio IX la nomina compatrona di Roma con i santi Pietro e Paolo, Pio X la elegge a patrona delle donne di Azione Cattolica, Pio XII la sceglie quale compatrona d'Italia con S. Francesco d'Assisi e la dona alle donne di Azione Cattolica quale loro patrona, Paolo VI la conferisce il titolo di Dottore della Chiesa ed infine Giovanni Paolo II la nomina compatrona d'Europa con S. Brigida di Svezia e S. Benedetta della Croce, additandola come esempio per le nuove generazioni del terzo millennio.


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