Intervista al priore, fra Gianni Festa

Da poco tempo il convento domenicano dei Santi Bartolomeo e Stefano, a Bergamo, ha un nuovo priore: padre Gianni Festa, nato nel 1961 ad Atessa (Chieti) è subentrato in quest’ufficio al confratello Bernardino Prella. Presidente del comitato internazionale per la commemorazione del «Giubileo di San Domenico», Gianni Festa è frate e sacerdote; dopo aver conseguito il dottorato canonico in Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, ha ottenuto una laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna; già priore del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, negli scorsi anni è stato Postulatore generale dell’Ordine dei Domenicani, presso la Curia generalizia in Roma. Ha seguito diverse cause di beatificazione e canonizzazione, in gran parte – ma non solo – afferenti allo stesso ordine: «Attualmente – spiega -, stiamo seguendo circa 120 cause. Tra i nomi più famosi, rimanendo in Italia e nell’ambito della storia recente potrei citare Giorgio La Pira, Aldo Moro e Pier Giorgio Frassati, che erano terziari domenicani. Poi, è già avviata la causa di beatificazione del vescovo Bartolomé de Las Casas, che tra il 1550 e il 1551, a Valladolid, difese davanti all’imperatore Carlo V i diritti dei nativi americani, gli “indios”, considerati da altri alla stregua di esseri subumani. Un’altra causa che stiamo concludendo è quella di Marie-Joseph Lagrange, fondatore dell’École Biblique di Gerusalemme e fautore di un rinnovamento negli studi della Sacra Scrittura». Nel 1997 – osserviamo – era stato avviato un processo analogo per un altro celebre frate domenicano, il «riformatore» Girolamo Savonarola, che ai suoi tempi aveva avuto numerosi seguaci e altrettanti oppositori: scomunicato da Papa Alessandro VI, Savonarola fu impiccato e poi bruciato insiemea due confratelli, a Firenze, il 23 maggio 1498. «È vero – risponde fra Gianni Festa -, anche se per il momento questa causa è “dormiente”, come si usa dire in linguaggio tecnico. In ogni caso, da un punto di vista storico risulta molto ingiusta l’accusa di “oscurantismo”più volte portata contro lo stesso Savonarola: egli non era affatto un fanatico, ma un uomo di profonda pietà che aveva ben capito quali problemi di ordine etico-politico gravassero sulla repubblica fiorentina del tempo, dopo la morte di Lorenzo il Magnifico».

Tornando al suo nuovo incarico di priore a Bergamo, fra Gianni Festa dice di avvertire per prima cosa «il bisogno di ascoltare la realtà circostante, di porsi in sintonia con essa. Quale può essere il ruolo della nostra piccola comunità di frati, in una diocesi dove il clero è ancora numeroso,non c’è l’esigenza di supplire a una carenza di preti e sono attive molte associazioni di ispirazione cattolica? Sicuramente, noi domenicani non dobbiamo snaturare la nostra identità e non siamo chiamati a copiare ciò che altri ordini religiosi già fanno».«Io penso tuttavia – aggiunge – che possiamo apportare un nostro contributo alla vita ecclesiale diocesana, proprio a partire dalle nostre peculiarità, dalla ricchezza del nostro carisma: penso alla cura della predicazione, all’attenzione per la liturgia, alla nostra tradizione teologica (mi riferisco non solo a san Tommaso d’Aquino, ma – tra gli altri – a Marie-Dominique Chenu, a Yves Congar, a Gustavo Gutiérrez) e, last but not least, alla missione di favorire il dialogo tra la fede e la cultura del nostro tempo. Per quest’ultimo aspetto si tratterà di proseguire, rilanciandola, l’attività del Centro Culturale San Bartolomeo, che ha appena celebrato i cinquant’anni della sua fondazione ufficiale. Ricorderei pure che nel nostro convento di Bergamo svolgiamo un’attività di formazione, con sette giovani – provenienti da diverse parti d’Italia e anche dall’estero – che vi stanno trascorrendo un anno di preparazione per poi entrare in noviziato». Sempre a Bergamo, dalla seconda metà del Duecento è presente la comunità domenicana femminile di Matris Domini. «Io vorrei ristabilire un rapporto vivace anche con queste nostre sorelle -afferma fra Festa -: il ramo maschile e quello femminile del nostro ordine sono nati insieme; si tratta di ridare fiato, forza alle relazioni tra i due».

Giulio Brotti

L’Eco Bergamo, 6 Gennaio 2021