Fra Andrea Codignola ha 28 anni, è stato ordinato prete lo scorso luglio, nella chiesa del monastero delle monache domenicane di Cremona, sua città natale. A settembre ha raggiunto il convento di Saint-Hyacinte a Friburgo (CH), dove frequenta la facoltà di teologia. Un frate di quella comunità lo ha intervistato.

Fra Andrea, siamo molto contenti di averti fra noi quest’anno, sei l’unico frate italiano. Ti vuoi presentare?

Sono figlio della provincia di san Domenico in Italia, che è quella dell’Italia del nord. Vengo da Cremona, in Lombardia, città nota soprattutto per le sue tradizioni musicali, in particolare per la fabbricazione di strumenti ad arco ad opera di celebri liutai, come Giuseppe Guarneri e Antonio Stradivari. La mia è una famiglia cattolica e, come si usa da noi, io ho sempre frequentato la parrocchia per il catechismo e la preparazione ai sacramenti, ma devo dire la prospettiva della vocazione religiosa o sacerdotale non è nata in me che molto dopo.

Come hai conosciuto il nostro Ordine?

Ho conosciuto per prime le nostre monache. Si sa che le monache sono le nostre sorelle maggiori, dal momento che san Domenico ha fondato un monastero di suore prima di costituire le prime comunità di frati. Le monache domenicane hanno un monastero proprio nella mia città natale, a Cremona. Avevo già appreso qualcosa sul carisma domenicano navigando in Internet –cosa molto comune per quelli della mia generazione– e poi il rapporto e la preghiera con le nostre monache hanno sempre accompagnato la mia ricerca vocazionale. Sono poi partito per il noviziato, a Madonna dell’Arco (NA), perché a quel tempo c’era un noviziato unico per le tre province italiane. Dopo il noviziato sono stato mandato a Bologna, per la formazione filosofica e teologica. Alla fine degli studi istituzionali sono stato ordinato prete, proprio da poco, lo scorso 11 luglio. Sono contento di dire di essere stato ordinato proprio nella chiesa delle nostre monache di Cremona, che mi sono sempre state vicine nella preghiera.

Avevi già vissuto all’estero?

No, anche se prima di entrare nell’Ordine ho viaggiato spesso. Dopo, da frate, ho avuto l’opportunità di partecipare al pellegrinaggio dei frati studenti di tutto il mondo in occasione del Giubileo del 2016: così ho visitato molte belle comunità in Spagna e in Francia, nei luoghi dove san Domenico ha mosso i suoi primi passi per fondare il nostro Ordine. Più recentemente ho passato qualche mese nel convento di Oxford e lo scarso anno ho potuto godere di un soggiorno di diversi mesi dai nostri frati francesi a Lione.

Questa è la prima volta che vengo in Svizzera: devo dire che i frati mi hanno accolto in modo molto conviviale e quindi la mia prima impressione è stata veramente positiva e continua ad esserlo…

Sei arrivato a Friburgo per studiare all’università per la licenza canonica in teologia. Hai già qualche idea per la tua tesi?

Ho parecchi interessi per la teologia morale e per quella fondamentale. Ma quest’anno studierò soprattutto la teologia dogmatica. Non ho ancora definito il titolo esatto della mia tesi, ma so già di che cosa mi occuperò: voglio approfondire e analizzare il modo in cui Tommaso d’Aquino ricorre alla filosofia per elaborare la sua teologia, facendo qualche comparazione mirata, in modo particolare con Bonaventura e Alberto Magno.

Il nostro convento di Friburgo ha una marcata identità multiculturale, soprattutto a livello europeo. A molti sembra che la Chiesa, qui in Europa, sia sull’orlo dell’abisso. Tu sei ancora giovane, come vedi il futuro?

Per quel che mi riguarda, io ho una visione molto positiva, nel complesso. Vedo in Europa la speranza di riscoprire la ricchezza della nostra fede così come della nostra appartenenza alla Chiesa, come un dono e come una grazia. La Chiesa è la nostra madre: vivere nella Chiesa è vivere in comunione con la vita di Dio e la sua misericordia.

Ma non ti preoccupa vedere le chiese vuote e le famiglie in crisi, anche in Italia?

L’Italia – in effetti tutta l’Europa – sembra voler ostinatamente dimenticarsi di se stessa, sembra voler dimenticare il senso di tutta la verità che il vangelo, i grandi dottori e i predicatori della fede, proclamando la salvezza, hanno seminato e fatto maturare su queste terre, un tempo cristiane. Ma è certo che Dio, da parte sua, non si dimentica di noi. Non può abbandonare la sua Chiesa. Sono persuaso che riscopriremo quanto è prezioso il dono di Dio. E questo ci permetterà, io spero, di far nuovamente fiorire il Regno di Dio in queste terre che hanno già conosciuto tante benedizioni.