Una luce per tutte le genti

6 gennaio 2020

Letture: Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3.5-6; Mt 2,1-12

Il mistero che oggi celebriamo è essenzialmente lo stesso che abbiamo celebrato il 25 dicembre, quello della manifestazione (epiphaneia) di Dio nella carne: se in origine la parola greca “manifestazione” indicava propriamente l’arrivo o la comparsa ufficiale e pubblica di un’autorità (re o imperatore), per estensione, passò a specificare puntualmente l’apparizione di un dio o anche una sua qualsivoglia immersione nell’esistenza umana.

Ora, quando Dio si manifesta a noi, la nostra vita può essere positivamente trasformata nella misura in cui siamo disposti a lasciarci turbare o mettere in discussione da questo intervento di Dio. Cosa che accadde ai Magi. Gente saggia, oggi si direbbe “in ricerca”, la quale dal momento che scopre – grazie alla secolare perizia nello scrutare i cieli –  che un re è nato in Israele si lascia condurre, lungo un cammino sconosciuto, senza indugi, da una stella per andare a rendergli omaggio. Nella loro semplicità scoprono facilmente il Salvatore malgrado la malizia e i tranelli di Erode e ritornano al loro paese con Dio nel loro cuore.

Il testo evangelico odierno va letto e compreso alla luce delle altre due letture che il Lezionario prevede. E notiamo subito che i due grandi temi che attraversano le letture sono quelli della luce e dell’universalità. La prima lettura è costituita dai primi sei versetti di un lungo poema attribuito a un discepolo del Secondo-Isaia. Siamo circa due secoli dopo il primo Isaia, al tempo del ritorno degli ebrei dall’esilio: Gerusalemme era allora un piccola città che cominciava appena a rinascere sulle sue rovine.Allora i discepoli del grande profeta si sforzarono di far rivivere la sua visione e annunciano il giorno nel quale Gerusalemme sarà al centro del mondo, illuminata dalla gloria di Dio con le genti che cammineranno alla sua luce: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te…su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te» (Is 60, 1, 3). Nella lettera agli Efesini, ritorna lo stesso tema. La missione che l’apostolo ha ricevuto o rivelata, è quella di annunciare la salvezza del Cristo al mondo intero e non ad un solo popolo: la salvezza non è circoscritta ma si dilata ad una relazione personale con il Cristo Gesù, che fa di noi figli partecipi alla stessa erdità e formanti così una unica grande famiglia, un nuovo popolo.

Nel racconto evangelico dei Magi venuti dall’Oriente, i due temi sono espressi simbolicamente: realizzando l’antica profezia, questi magi vengono dall’Oriente e aspirano ad adorare il re dei Giudei, perché hanno visto la sua stella.Questa luce che li aveva guidati fino a Gerusalemme, li aveva abbandonati al momento dell’incontro con Erode, i suoi sacerdoti ed esperti delle Scritture. Erode, i sacerdoti e gli scribi non hanno visto la stella, non vedono la luce. Erode è sconvolto: come re della Giudea e quindi uomo di potere, attaccato al potere – un potere per altro molto fragile, poiché controllato dai romani – la notizia della nascita di un “re dei Giudei” non può certamente rallegrarlo. Erode e i suoi esperti conoscono senza dubbio la risposta giusta rinvenibile nelle Sante Scritture ma non sono in grado di tirarne le conclusioni: sono accecati dal potere di cui sono detentori, e turbati a causa di tutto ciò che potrebbe mettere in pericolo questo potere. Sono uomini privi di luce. Troviamo qui un racconto simbolico il cui scopo è annunciare ciò che accadrà in seguito: le autorità d’Israele e le autorità romane complottano già insieme per la morte di Gesù: «Questo racconto familiare […] è una sorta di mini-vangelo che annuncia il destino futuro di Gesù Bambino? Come Erode ha cercato di ucciderlo, così le autorità religiose e politiche riusciarnno un giorno a condannarlo a morte; come i magi sono venuti da lontano per adorarlo, così un giorno Cristo crocifisso e risorto attirerà a sé tutti i popoli» (N. Bonneau).

Dall’istante in cui lasciano questo mondo del potere e privo di luce i magi vedono di nuovo la stella che, donando loro una grande gioia, li guida verso una casa dove trovano il «bambino e sua madre». Si realizza di nuovo la profezia di Isaia quando essi si prostrano in segno di rispetto e offrono i loro doni (cfr. Is 60,6 e Mt 2,11).

Non va, infine, dimenticato che quando Matteo scrive il suo vangelo, intorno agli anni Ottanta, sottolineando la manifestazione universale di Gesù – del quale i primi adoratori sono dei magi venuti dall’Oriente – la Chiesa aveva appena superato la sua prima crisi profonda, causata, appunto, dall’apertura verso i pagani. Si tratta dello stesso messaggio destabilizzante e in qualche modo anche ironico – come quello di Matteo – che lanciava Isaia scrivendo all’epoca della ricostruzione della città santa, quando mostrava ai rientrati tutte le nazioni pagane che si aprivano alla sua luce.

Per noi, cristiani di oggi, si tratta di scorgervi un invito non soltanto ad insegnare il Cristo e il suo messaggio a tutte le nazioni ma anche a saper riconoscere la manifestazione (l’epifania) di Dio nel cuore di tutte le persone di buona volontà, di qualunque religione si tratti, che cercano sinceramente Dio seguendo la stella apparsa nel proprio cuore e nella propria coscienza. In fondo, a ben pensarci, si tratta della realizzazione della profezia di Isaia.