San Domenico di Guzman (1170-1221)
«Lettera di Onorio III»
Questa lettera è abitualmente denominata «approvazione dell’Ordine». In realtà, non si tratta di un riconoscimento giuridico dell’opera di san Domenico, quanto piuttosto di un incoraggiamento e invito a proseguire nel cammino intrapreso. Certo, il Papa implicitamente prende atto di un’attività di cui riconosce il valore: ma a rigore, né in questa lettera né altrove l’Ordine ebbe mai un «riconoscimento giuridico». Per l’importanza di questo documento ne pubblichiamo anche il testo originale.
Onorio, vescovo, servo dei servi di Dio, agli amati figli - priore e confratelli di Saint-Romain - predicatori nel tolosano: salute ed apostolica benedizione.
Ci profondiamo in rendimento di grazie a Colui che è fonte di ogni grazia, per la grazia che vi è stata data, nella quale perseverate e nella quale ci ripromettiamo persevererete fino all’ultimo, dal momento che l’ardore apostolico di cui divampate all’interno, si riflette anche all’esterno con la fragranza di una buona fama motivo di gioia per i buoni, valido incoraggiamento per i deboli. A favore dei quali, anzi, affinché non restino inoperose le mandragole spirituali, quali medici coscienziosi le offrite fecondandole con il seme della Parola divina mediante la vostra eloquenza, elargendo - come servitori fedeli - il denaro a voi affidato per riportarlo, raddoppiato, al Signore.
Invitti atleti di Cristo, armati dello scudo della fede e dell’elmo della salvezza, non temendo coloro che possono uccidere il corpo, brandite generosamente contro i nemici della fede la Parola di Dio, più penetrante di qualsiasi spada a doppio taglio, odiando nel tempo presente le vostre anime, per assicurar loro la vita eterna.
Del resto, poiché la mèta e non la lotta costituisce il premio per quanti si battono nello stadio e tra tutte le virtù, unicamente alla perseveranza spetta il conseguimento della vittoria, vi scongiuriamo e vivamente preghiamo (ordinandovelo mediante queste nostre lettere apostoliche e imponendovelo come espiazione dei vostri peccati) di impegnarvi ogni giorno, con l’aiuto del Signore, ad annunziare la Sua Parola, dedicandovi a tempo e fuori tempo, assolvendo lodevolmente il mandato apostolico. Che se per tale fatica aveste a soffrire tribolazioni, non solo accettatele di buon grado, ma gloriatevene con l’Apostolo, consapevoli di esser fatti degni di subire affronto per il nome di Gesù. Questa parentesi breve e passeggera di dolore, garantisce una gloria incomparabile con la quale non reggono al confronto le sofferenze del tempo presente.
Noi stessi, nell’intento di attestarvi in ogni maniera la nostra predilezione, come a figli amatissimi, vi chiediamo di offrire per noi a Dio le vostre preghiere, affinché possiamo ottenere per vostra intercessione ciò che non lo possiamo con i nostri meriti.in Laterano, il 21 gennaio (1217), nel primo anno del nostro pontificato.
