Ordine dei Predicatori (Domenicani) - Provincia San Domenico in Italia

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Tredicesimo modo in ginocchio

LE 14 MANIERE DI PREGARE DI SAN DOMENICO

secondo Bartolomeo da Modena (1470)

Tredicesimo modo

in ginocchio

 

Immagine originale

 

Immagine ritoccata e rielaborata elettronicamente

 

Per quanto riguarda le immagini e i testi che seguono, cf le indicazioni nel file Note tecniche e più ampiamente nel file Introduzione. Nel testo del Commento si usano due abbreviazioni ricorrenti: * R = il Codice Rossi 3 delle Nove maniere di pregare di S. Domenico * M = il Codice catalano conservato a Madrid delle Nove maniere di pregare di S. Domenico.

 

Testo di Bartolomeo da Modena

13. Come tredicesima maniera, anche se ciò non accadeva molto spesso, pregava in ginocchio a questo modo.

Allora lo si udiva dire: «Esaudisci, o Signore, la mia orazione quando Ti prego e libera l’anima mia dal timore dei nemici». E, come se fosse stato esaudito, tutto allegro aggiungeva: «Tu mi hai difeso dalla congiura dei maligni e dalla moltitudine di quelli che sono operatori di iniquità» (Sal 63,1-2).

 

Commento

Si noti che il miniaturista questa volta, oltre all’angelo che porta al Santo una corona regale, ha rappresentato sulla destra in alto anche un diavolo nero, con una grossa pietra tra le grinfie. E una seconda pietra - anzi, la stessa di prima - egli l’ha ripetuta a terra, sulla sinistra del Santo, quasi a rappresentare insieme la continuazione della scena: il diavolo che sta scagliando la pietra per colpire S. Domenico e questa, già scagliata, che giace ormai innocua al suo fianco.

La scena si riferisce all’episodio narrato dalle Vitae Fratrum (in Storie e leggende medievali. Il Vitae Fratrum di Geraldo di Frachet, ESD, Bologna 1988, episodio 99) in cui si legge che il diavolo, per disturbare S. Domenico in preghiera, gli avrebbe scagliato addosso con violenza dal tetto della chiesa una pietra, che gli cadde tanto vicina da sfiorargli il cappuccio; e siccome il Santo non si scompose, il diavolo se ne andò scornato. Il fatto - che trova conferma anche in Bartolomeo da Trento - sarebbe avvenuto a Roma nel 1220 (Mamachi XXI, 575-576). Fino al 1586 - anno in cui fu rifatto il pavimento della Basilica - in S. Sabina veniva ancora mostrato nel vecchio pavimento il segno lasciato dalla grossa pietra nera, a forma di sfera appiattita, che il diavolo avrebbe lanciato contro il Santo (Berthier J.J., L’église de Sainte-Sabine à Rome, 277-280). La pietra è ancora visibile, non lontano dall’ingresso, nella navata centrale.

 


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