LE 14 MANIERE DI PREGARE DI SAN DOMENICO
secondo Bartolomeo da Modena (1470)
Testo originale trascritto
Il testo originale di Bartolomeo da Modena fu scritto in italiano quattrocentesco con influssi linguistici dell’Italia settentrionale, luogo di azione dell’autore.
Questo testo viene qui riportato secondo la trascrizione di:
Eugenio Duprè Theseider, Come pregava san Domenico in Il VII Centenario di S. Domenico 1221-1222. Periodico mensile illustrato. Ravenna 1921-1922, pp. 386-392.
In realtà si tratta di un articolo all’interno del quale si dà la trascrizione in originale del testo di Bartolomeo da Modena, che non occupa tutte le pagine, ma le pagine 387-391.
Questa copia riproduce fedelmente la trascrizione del Theseider, con alcune modifiche unicamente a livello grafico:
le parole degli autori di alcune citazioni come Davide o Giuditta sono state rese in carattere normale e non corsivo;
le parole esplicite della sacra Scrittura sono state rese in carattere corsivo, in modo tale da porre immediatamente in evidenza i riferimenti biblici dei singoli modi di pregare;
le parole con il numero iniziale e progressivo dei modi sono state rese in carattere grassetto, così da identificare immediatamente di quale modo si tratta;
il testo inizia da p. 386 e da p. 387 in avanti si è indicato il cambio della pagina nel seguente modo: / p. 387 /;
all’inizio e a destra di ognuno dei modi è stata inserita una versione ridotta della corrispettiva miniatura per rendersi più facilmente conto di ciò a cui il testo si riferisce.

Ma avvenga gli sancti doctori pongano e diffiniscano altamente di la oratione, nondimeno non specificano i diversi acti gli quali po’ l’omo fare in essa oratione gli quali usava questo santo, a lui specialmente concessi da lo omnipotente Iddio particularmente. Gli quali acti se non incitassero a divotione non gli haveria trovato mai Sancto Dominico. Dico questi acti divoti esteriori hanno molto a movere l’animo di lo orante. Negli quali era questo santo tanto assiduo e frequente, che non poteva refrenare che non dimostrasse per gli membri esteriori lo fervore e magno impeto di lo spirito suo. Unde gli fu necessario absentirse certo tempo di non stare cogli altri a la messa grande, tanto erano gli forti pianti e gli cordiali mugiti che gettava, dagli quali non se poteva abstenire, sì come anche non poteva per questo in quello tempo celebrare.
Oltra dunque gli acti che haveva lo beato Dominico comuni ne la messa, gli quali erano di summa devotione, orava non dimeno secretamente in diversi modi, gli quali modi furono saputi dagli primi frati gli quali curiosamente observavano quello, ovvero anche furono soi compagni.
Lo primo modo dunque era che orava inclinato alquanto profundo con le mani cancellate (incrociate) sopra le ginocchia, in questo modo:
lo quale anche modo servava quando se dice in choro a la sacratissima Trinitade: Gloria Patri et Fìlio et Spiritui Sancto. Et insegnava questo nondimeno agli frati soi, inducendo quello dicto di Iudith (IX,16): «Sempre piacque a te, o Signore, la oratione degli humili e la preghiera degli mansueti».
Lo secondo era che orava prosternato longo disteso in terra con le braccia aperte e con lo capo similmente ovvero la fronte in terra, quasi indigno di vedere lo cielo ovvero la imagine di di Iddio, in questo modo:
Et come vergognoso verso la divina maestade insieme con lo pubblicano diceva humilmente (S. Luca, XVIII,13): «Sii, o Iddio, a me propitio, lo quale sono magno peccatore». Et anche diceva con David (Salmo L,5) «Io sono quello lo quale ha peccato. Niuno ha offeso più di me. Io solo merito esser punito. Io solo ho commesso la iniquitade». E poi sottogiungeva: «Io non sono digno vedere l’altitudine di lo cielo per la moltitudine di la iniquitade mia, perchè io ho provocato l’ira tua et ho mal operato ne lo tuo conspecto». Et anche diceva / p. 388 / (Salmi XLIII,25 e CXVIII,25): «Gli è umiliata in terra ovvero ne la polvere l’anima nostra, e lo ventre nostro è accostato a la terra. L’anima mia s’è accostata a lo pavimento; dammi vita o Signore secundo lo verbo tuo». Et in questa oratione sì come quasi in tutte le altre piangeva fortemente, lo quale haveva facto di li occhi suoi uno torrente di comune lacrime.
Lo terzo modo era che orava ingenocchiato et inclinato tenendo giunte le mani e lo volto in questo modo:
e diceva quello psalmo di David (Salmo XCIX,1-3): «Venite, exultemo a lo Signore, iubilemo a lo Iddio salvatore nostro, e copriamo ovvero occupiamo la faccia di quello in confessione, e negli psalmi iubilemo a quello, perocchè Iddio è magno signore ed è re magno sopra gli dii». Insegnando etiam questo agli frati soi, che orassero similmente a Cristo come fecero gli magi.
Lo quarto è che orava stando dritto con le mani aperte. Et allora risguardava fisso ne lo Crucifisso in questo modo:
e diceva con David (Salmo XII,4-5) «Illumina o Signore gli occhi miei, a ciò mai io non dorma ne la morte, e non dica lo inimico mio: jo ho avuto finalmente victoria contro di costui».
Lo quinto è che tre volte ogni notte se desponeva nudo, e con una catena di ferro se flagellava duramente: una volta per gli peccati soi, l’altra per gli peccatori di questo mondo, la terza per le anime di purgatorio; avvenga anche non di meno portasse di continuo a la carne una catena di ferro cinta in questo modo:
Et allora diceva quelle davidiche parole (Salmo XVII,36): «La disciplina tua, o Signore, mi ammagistrerà, la tua disciplina mi correggerà finalmente»; avvenga questo glorioso santo, quanto ho potuto diligentemente comprendere, trascorrendo la sua leggenda e con sollecitudine intendendo quella, mai non facesse uno grave peccato veniale, però che dagli mortali fu sempre alieno.
Lo sesto è che orava stando ingenocchiato inclinando lo volto sopra la terra con le braccia anche aperte, facendo allora con massima fatica molta violentia a tutte le sue forze e potentie de lo suo corpo, in questo modo:
Et allora diceva (Salmo CXXIX,1-3): «Io ho chiamato a te, o Signore, essendo negli profondi; exaudisci, o Signore, la oratione mea. Siano le tue orecchie attente ne la voce de la mia preghiera. Se tu, o Signore, riserverai la iniquitade, chi potrà da poi sostenere?».
Lo septimo è che orava stando tutto dritto levando alquanto gli occhi verso lo cielo, come / p. 389 / quando fece vedere lo dimonio in forma di uno magno gatto, in questo modo:
Ma non potevano li compagni allora comprehendere ciò che dicesse, excepto che stava con molta gravitade.
L’octavo modo è che orava geniculando ovvero moltiplicando le genuflexioni, non solo la nocte cento volte come leggemo di Bartholomeo apostolo, ma durava alcuna volta da la sera sino a la mezza nocte, ora levandosi ora ingenocchiandose in questo modo:
Alcuna volta non di meno ingenocchiato riposava, e stava per lungo spacio quasi attonito e stupefacto, e pareva uno cherubino lo quale havesse penetrato lo cielo, rimanendo tutto ilarato e pieno di gaudio. Et allora ricreato da Iddio ritornava a le genuflexioni. Ne le quali hebbe tanta consuetudine e continuo exercicio, che quando gli compagni si riposavano ne lo cammino, esso, come ad una sua arte et usancia e natura, e come ad uno suo singolare ministerio, reverente se esercitava in quelle e diceva (Salmo CXXII,1) «A te, o Signore, ho levato gli occhi miei lo quale habiti in cielo. Ecco l’anima mia ha in te confidentia, o Signore»; e simili altre devotioni.
Lo nono è che orava tenendo le mani expante avante lo petto, quasi in modo di uno libro aperto, ed alcuna volta congiungeva le mani in modo come comunemente se dipinge la Madre di Dio, la quale piange lo figliolo crucifisso appresso la croce, et alcuna volta le mane expante agli omeri, li quali tre modi appaiono in queste tre figure.
E stava tutto admirativo come se aspectasse responsione di la sua richiesta, ovvero come fanno quegli, gli quali parlano e rispondano insieme. Unde chi havesse veduto allora questo santo, secundo che riferiscono gli soi santi compagni, gli pareva vedere uno propheta a cui rivelasse Iddio occultamente magni secreti, ovvero anche havesse parlato con un angelo di alcuno misterio. Lo quale alcuna volta furava lo tempo ed anche lo luogo per poterse exercitarse, quando era in cammino, negli dicti modi. E da poi se accompagnava con gli compagni, e parlava altissimamente quasi come un altro degli facti e conditione di Dio.
Lo decimo modo è che orava stando tutto dritto con lo corpo tenendo le braccia aperte come sta lo Salvatore su la croce, in questo modo: / p. 390 /
lo quale modo non usava non di meno, excepto quando richiedeva a Dio magne cose. E persuadendo agli altri che non orassero in quello modo, excepto per cose quali fossero difficili. E diceva allora con David (Salmo LXXXVII,10): «Io ho chiamato a te, o Signore, tutto lo giorno, ho espanto a te le mie mani» e simile.
Lo undecimo è che orava levandose su le sommità degli piedi tenendo le mani levate e giunte sopra lo capo, quasi come sagitta la quale fusse con impeto gettata in cielo, in questo modo:
Ne lo qual modo non molto dimorava, ma dopo alquanto ritornava in sé, come fusse venuto di longa via e di paese longinquo, e come cittadino celestiale peregrino in questo mundo. Et era udito ne lo dicto modo che diceva (Salmo CXL,1-2): «Exaudisci, Signore, la voce di la mia oratione di mentre ch’io oro a te, di mentre ch’io levo le mie mani a lo tuo santo tempio; et entri ne lo tuo cospetto la mia oratione e la levatione di le mie mani sia a te sacrificio vespertino».
Lo duodecimo è che orava tenendo uno libro davante, segnandose con lo signo de la croce con grande reverentia, et in quello leggeva come se havesse parlato con Iddio con grande attentione, in questo modo:
e diceva: (Salmo LXXXIV,9) «Udirò quello che parlerà in me lo Signore Iddio». Da poi pareva che disputasse con uno compagno, interrogando e rispondendo a quello, mò alterato, mò quetato, mò ridendo, mò piangendo, mò firmando lo suo aspecto ne lo libro, mò rimovendo quello, mò percotendose lo petto, mò silentemente parlando. E molto anche venerava lo libro, unde inclinandose quello basava. Et alcuna volta ascondeva la faccia da lo libro, et alcuna volte se la poneva ne le mani ovvero ne l’asta de lo scapolario. E poi come pieno di affecto, lo quale rendesse grazie ad una persona excellente di benefici recevuti, con reverentia se levava da lo libro. Da poi si inclinavi a quello come in sè facto quieto, e da capo leggeva ne lo libro.
Lo tertiodecimo modo è che orava ingenocchiato, avvenga pare non fusse molte volte, in questo modo:
Et allora era udito che diceva (Sal. LXIII,1-2) «Exaudisci, Signore, la mia oratione quando ti prego, e libera l’anima mia dal timore degli inimici». E come fusse exaudito tutto ilarato sottogiungeva: «Tu m’ài defensato da la congregatione degli maligni, e dalla moltitudine di quegli i quali sono operatori de la iniquitade».
Lo quartodecimo modo è che orava spogliato nudo et ingenocchiato, e facevasi disciplinare ad uno frate, secundo che si crede nominato Ispano, lo quale fu uno degli examinatori ovvero de’ delegati di lo papa sopra la sancitade di questo santo, in questo modo: / p. 391 /
Lo quale frate referì questo, dicendo che di mentre era disciplinato, che orava tenendo le braccia cortese (conserte?) dicendo quello psalmo (Salmo L): «Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam». E credo per questo sia introducto in questo ordine (la) consuetudine, che certi tempi uno frate disciplina tutti gli altri insieme congregati, a ciò almeno possano per alcuno modo partecipare de le discipline di lo suo Padre.
Ma se debbe molto notare, che in tutti li predicti modi li quali usava santo Dominico ne la oratione, sempre piangeva e spargeva abondantia di lacrime, et etiam impetrava ciò che dimandava. Lo quale neanche se moveva da quella per qualunque impedimento ovvero turbatione.
