“Ha guardato l’umiltà della sua serva”

15 agosto 2018

LETTURE:

messa vespertina nella vigilia: 1Cr 15,3-4.15-16;16,1-2; Sal 32; 1Cor 15,54b-57; Lc 11, 27-28

messa del giorno: Ap 11,19a;12,1-6a.10ab; Sal 44; 1Cor 15,20-27; Lc 1,39-56

Le letture previste per le messe di questa solennità danno conto della grande ricchezza simbolica con cui la fede della chiesa ha guardato alla Vergine Maria: nelle antiche pagine della scrittura ha ritrovato immagini che allegoricamente parlavano di lei. La solenne introduzione dell’arca nella tenda (1Cr), preludio del futuro tempio, è diventata così prefigurazione della madre dei Signore, fœderis arca, mistico contenitore della presenza divina, così come lo è la sposa introdotta nel talamo regale di cui canta il salmo 44. Il libro dell’Apocalisse, riprendendo questo repertorio simbolico, ha a sua volta offerto straordinari spunti alla lettura mariologica delle sue visioni, prima fra tutte quella celeberrima della donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e incoronata da dodici stelle. Nella prospettiva escatologica delle visioni dell’Apocalisse si collocano anche i due brani tratti dal capitolo 15 della prima lettera ai Corinzi, in cui facilmente possiamo leggere la solennità di questo giorno come anticipazione della vittoria finale del Signore Gesù sul male e sulla morte. Infine i due brani evangelici, tratti entrambi dal vangelo “mariano” di Luca, ci ricordano la caratteristica principale della Vergine, ossia la sua disponibilità ad accogliere, ascoltare e osservare la Parola di Dio, e come questa sua umile disponibilità costituisca la sua imperitura grandezza, come ella stessa proclama nel suo cantico di lode, il Magnificat.

De Maria, numquam satis, recita un antico adagio: riguardo a Maria non si dice mai abbastanza, la sua santità è inesauribile all’investigazione umana e la ricchezza delle proposte per la solennità di oggi sta a dimostrarlo. Ma a ben vedere, la santità di Maria è la più nascosta delle santità – di lei sappiamo pochissimo – e il solo modo per scoprirla davvero è quello di tentare di nasconderci a nostra volta in Dio, là dove ella è nascosta. Condividere la sua umiltà, il suo nascondimento, la sua povertà, la sua solitudine… questo è il mezzo per scoprire la santità di Maria. E scoprendola, trovare la sapienza, per mezzo di lei, la sedes sapientiæ. Dire che la più alta gloria di Maria è quella di essere nascosta in Dio vuol dire riconoscere il più grande privilegio della Vergine, ciò per cui, tutte le generazioni la diranno beata. Rischiamo spesso di dimenticarcene, e così di celebrare l’Assunta come se fosse una divinizzazione, come se Maria avesse nel quadro della Redenzione un ruolo analogo a quello del Figlio. Ci dimentichiamo che quello che fu operato in lei è stato esclusivamente opera di Dio e che la gloria di Maria altro non è che la gloria di Dio che risplende in lei e lei, come chiunque altro, può dire che non ha nulla all’infuori di quello che ha ricevuto da Dio per mezzo di Cristo. Questa è la sua maggior gloria: non avere nulla di proprio di cui gloriarsi, non avere mai frapposto alcun ostacolo alla misericordia di Dio, non avere mai, neanche per un istante, resistito alla sua volontà ed al suo amore. Per questo ha potuto ricevere più di ogni altro santo ed ora splende in cielo a dire a ognuno quello che ad ognuno è possibile avere se ci lascia avvolgere dall’amore di Dio.

Vista così, l’assunzione di Maria appare per quello che realmente è: una straordinaria espressione dell’amore di Dio per l’umanità, una manifestazione particolarissima del rispetto che ha per tutte le sue creature e del suo desiderio di onorare specialmente quelle che ha fatto a sua immagine e somiglianza. Se crediamo che Maria è stata assunta in cielo, lo crediamo perché anche noi un giorno, per  grazia di Dio, abiteremo dove lei ora si trova. Se la natura umana è stata glorificata in lei è perché Dio desidera che essa sia glorificata anche in noi: è per questo che il Figlio di Dio è divenuto uomo come noi.

“In tutto il grande mistero di Maria, una cosa rimane ben chiara: che per sé stessa essa non è nulla, e che Dio per amor nostro ha trova la sua delizia nel manifestare la sua gloria e il suo amore in lei. Ella è, di tutti i santi, la più perfettamente povera, la più perfettamente nascosta, la sola che non ha assolutamente nulla che osi possedere come suo, e per questo ella può comunicare più pienamente a noi tutti la grazia di un Dio che è liberalità infinita. E noi lo possederemo più vivacemente quando ci saremo svuotati, quando saremo poveri e nascosti come ella è, assomigliando a lui con l’assomigliare a lei. E tutta la nostra santità dipende dal suo amore materno. Coloro con i quali ella desidera dividere la gioia della sua povertà e della sua semplicità, coloro che ella vuole siano nascosti come lei è nascosta, sono quelli che condivideranno la sua intimità con Dio”(T. Merton).

La solennità di oggi ci aiuta a comprendere che se la Vergine Maria non viene riconosciuta beata da tutte le generazioni, lei che è divenuta la Madre di Dio e la Regina degli angeli e dei santi, la speranza del mondo e la stella che ci guida nel cammino, la nostra fede rimane incompleta. Come possiamo rivolgerci a Dio per condividere la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, per ottenere il bene sommo della vita eterna con lui, se non prendiamo coscienza, contemplando Maria, delle grandi cose che egli ha il potere di compiere in noi, solo se ci mostriamo per quello che siamo, cioè poveri, piccoli ed umili davanti a lui? Più rimaniamo con Maria nascosti nel suo segreto, nella sua umile disponibilità a nulla frapporre all’azione di Dio, più sentiremo il bisogno di lodare il suo nome nel mondo e di magnificare Dio che ha fatto in lei grandi cose.