Giovanni nacque nel 1585 a Ribera, in Estremadura (Portogallo),
da una famiglia povera di beni e di fortuna, ma ricca di virtù cristiane.
Fin da bambino fu iniziato alla devozione alla beata Vergine Maria a cui
incominciò ad affidare, con la recita del Rosario, se stesso, il prossimo
e le anime del Purgatorio. Rimase ben presto orfano e con il lavoro delle
proprie mani, seppe guadagnare il necessario per sé, per sua sorella e
per aiutare gli altri, cosa che, spinto dall'amore di Cristo, faceva con grande
generosità.
Ancora giovane per necessità s'imbarcò per il Nuovo Mondo da
poco scoperto e incominciò così a sperimentare sulla propria pelle
la condizione dell'emigrante: lo sradicamento, l'adattamento ad una nuova
cultura, l'incertezza del futuro. Tutto ciò lo rese particolarmente
sensibile nell'ascolto del grido dei poveri e docile alla chiamata ad una vita
di totale donazione a Dio e ai fratelli.
Nel 1622, a Lima, attratto dall'animo compassionevole di San Domenico,
chiese di vestire l'abito domenicano abbracciando una vita di povertà
castità e obbedienza, e facendo dei suoi voti una forma eminente di
amore di Dio e del prossimo.
Da allora fino alla morte, avvenuta il 16 settembre 1645, fra' Giovanni fu portinaio
del convento Santa Maria Maddalena e visse in intensa comunione con Dio
e con i fratelli. Dalla portineria del convento, con squisita carità, profuse il suo soccorso a chiunque fosse nel bisogno spirituale o materiale, coinvolgendo anche i confratelli oltre alla Divina Provvidenza la quale sovente intervenne con strepitosi miracoli. Come disse Paolo VI nella Omelia del giorno della canonizzazione, il 28 settembre 1975, la vita di unione con Dio non solo non lo ceva appartare dagli uomini, ma lo conduceva ad essi, alle loro necessità con impegno e forza innovati per recare loro rimedio e avviarli ad una vita sempre più degna, più elevata, più umana e più cristiana , ad una vita conforme alla loro dignità di uomini e di figli di Dio. Una figura attuale, un testimone dell'amore di Cristo per ogni uomo, un esempio luminoso per noi, e per la nostra ocietà. La famiglia domenicana ne raccoglie oggi l'eredità impegnandosi nella costruzione della civiltà ll'amore. Infatti, come scrisse fr. V. di Cousnongle, maestro dell'Ordine, per la canonizzazione di G. Macias, amare i propri fratelli oggi è anche volere che i poveri e
in particolare gli immigrati siano ammessi, nel nostro mondo, nella nostra
società come membri a pieno diritto. È volere, in maniera
efficace e concreta, che essi si sentano riconosciuti, accolti, accettati, in tutta
la dignità umana che loro compete .Per il cristiano infatti, costruire un
mondo giusto è costruire un mondo in cui i rapporti tra individui, tra
popoli siano rapporti di amore.