INTER EUROPÆ ORDINIS PRÆDICATORUM
Vilnius IEOP 2010
L’annuale incontro dei priori provinciali domenicani europei ha avuto luogo a Vilnius dal 7 al 10 aprile 2010 (con arrivi al 6 e la più parte delle partenze all’11). Nella foto: i partecipanti, gli interpreti, alcuni frati della Curia, alcuni frati del Vicariato dei Baltici e seminaristi del seminario ospitante l’incontro. Segue ora una relazione, la quale, non potendo basarsi su votazioni - si è trattato di un “incontro” e non di un “capitolo” - sarà per forza soggettiva: Quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur...
I. Una bella notizia per cominciare bene
Si tratta della liturgia, dalla quale è cominciato - bene - anche il Vaticano II: finalmente i (giovani) frati responsabili hanno ristabilito il modo e l’ordine esatto della comunione, per cui, eccettuati i presbiteri, nessuno si è “preso da sé” il pane e il calice, ma tutto è stato “dato” e solo dopo la comunione dei ministri ordinati. Anche le genuflessioni, gli inchini e i segni di croce erano tutti a posto. Per il resto una buona e normale conduzione.
II. Dove eravamo e chi c’era
La sede dell’IEOP è stata in Lituania e precisamente nella capitale Vilnius. La Lituania è una delle tre piccole repubbliche baltiche, con solo tre milioni e mezzo di abitanti (cifra in eccesso), immersa in boschi di betulle tra fiumi e laghi e ondulazioni di terreno, ma ahimè senza montagne, arrivando la collina più alta a soli 296 metri!
In compenso è un paese di relativa maggioranza cattolica e intensamente multiculturale per la presenza e la pacifica convivenza di molte etnie (oltre al lituano, i cittadini più ignoranti parlano un’altra lingua, quelli normali ne parlano due o tre).
L’IEOP era ospitato al Seminario di S. Giuseppe, di recente costruzione e alla periferia di Vilnius.
Il seminario aveva una accogliente e vasta cappella la cui abside prevedeva al centro una croce e altri motivi a vetrata, mentre il resto della parete era decorato da uno sfondo quasi a nuvole che lasciavano intravvedere figure quasi umane: una sorta di test Rorschach († 1922), provvidenziale per occupare i momenti di silenzio, anche se i risultati erano alquanto vaghi, il rettore stesso del seminario non essendo stato in grado di indicare con esattezza il senso delle figure.
A poche centinaia di metri dal seminario si vedeva e si poteva visitare una chiesa un tempo domenicana, denominata Calvario (che era anche il nome della fermata dell’autobus): una chiesa immersa nella foresta di betulle e meta finale di una serie di cappelle che ri-percorrevano la passione di Gesù Cristo.
I partecipanti all’IEOP, salvo errori, erano: 20 provinciali, 3 vicari generali, 1 vicario regionale, 2 vicari provinciali = 26. A questi bisogna aggiungere: 4 soci del MO (Prella, Delik, White, Lohale) e 6 interpreti. In tutto 36.
Il Vicariato dei Baltici si è accollato l’onere dell’organizzazione pratica e dell’accoglienza.
Si tratta di un vicariato di 20 frati alle dipendenza del Maestro dell’Ordine, tutti abbastanza giovani e di diverse nazionalità: lituani, lettoni, polacchi, russi, francesi. Lascio immaginare quante lingue bisogna conoscere per comunicare anche solo all’interno!
Nonostante la giovinezza del gruppo, ben tre frati sono attualmente viventi fuori di convento senza regolare permesso (i “fuggitivi” di una volta). 11 frati sono a Vilnius in un locale che è parte di un convento domenicano annesso a una chiesa restituita all’Ordine; vi sono poi case in Lettonia e a Tallinn, capitale dell’Estonia, dove la presenza cattolica è veramente minoritaria.
I frati non hanno parrocchie e si interessano di apostolato giovanile diocesano, sono attivi nei centri di studio, nella predicazione, nel servizio pastorale a livello di pietà popolare - a Vilnius visse per alcuni anni suor Faustina Kowalska e ci ritorneremo! - e nei media.
Tutto questo con l’aiuto delle altre province quanto alla formazione, vivendo in condizione di sobrietà se non di povertà e confrontandosi con la secolarizzazione che rapidamente si sta espandendo dopo una breve euforia religiosa del post comunismo.
Ovvio che il vicariato sta cercando modelli per la sua identità.
Un apprezzamento e un particolare ringraziamento merita il frate studente Saulius Rumšas, segretario dell’organizzazione sul posto, una vera “sua efficienza”, che vedete a fianco in nota Ordinis e durante l’escursione nella città vecchia di Vilnius accanto alla guida turistica.
III. Di che cosa si è parlato
Qui arriviamo alle cose serie e dunque questo paragrafo non comporta l’inserimento di immagini.
Essendo l’IEOP ospitato da un vicariato, il tema generale riguardava i Vicariati, anche in vista di decisioni da prendere nel prossimo capitolo generale di Roma.
Oltre alle relazioni di alcuni vicari, fra Wojciech Delik, socio del MO per l’Europa centrale e dell’Est, ha fatto il punto sulla situazione, ricordando che un vicariato ha senso per una missione locale e per l’implantatio dell’Ordine; bisognerebbe inoltre stabilire o ristabilire una rigorosa soglia numerica al di sotto della quale un vicariato non può più essere tale o tal altro.
Nel confronto e nella discussione sono emerse diverse altre considerazioni e proposizioni:
- bisogna distinguere tra un vicariato che sarà sempre di un piccolo numero e un vicariato che si avvia a divenire provincia;
- vi sono non troppi vicariati ma troppe forme giuridiche (vicariato provinciale, regionale, generale, vice provincia), per cui bisognerebbe semplificare;
- un gruppo ha proposto di ridurre il tutto ai soli vicariati provinciali per la ragione che una provincia può assicurare la comunicazione di uno stile e di una tradizione e, paradossalmente, più che il MO, può inviare frati e soldi al proprio vicariato.
La Relazione del MO al prossimo capitolo generale di Roma è stata sintetizzata da fra Bernardino Prella (socio per l’Italia/Malta e ad interim per la Spagna).
Tenendo conto di molti anniversari di questi anni o degli anni a venire - Proulhie, lo sbarco dei frati nelle “Indie”, i 50 anni del Vaticano II, il 2016 per l’Ordine ecc. -, sono stati sottolineati i temi: * la dimensione contemplativa; * il rinnovamento; * un cambiamento generazionale con l’esigenza di nuove risposte; * la questione liturgica a livello di bellezza e di parziale nostalgia per il nostro rito (una sorta di applicazione nell’Ordine del motu proprio Summorum Pontificum); * l’interrogativo di come oggi serviamo la Chiesa (in medio Ecclesiae) ecc.
Fra Allan White ha presentato una sintesi delle Risposte dei provinciali al questionario loro inviato dalla Curia. Sono stati toccati i seguenti temi: * le sanzioni e la normativa penale (carente) nella nostra legislazione; * il governo; * i vicariati; * il riemergere della questione liturgica; * la fragilità di certe entità; * l’economia e il lavoro “professionale” di alcuni frati; * la famiglia domenicana; * le monache (come promuoverle e come accompagnare il declino di un monastero); * le case sotto la immediata giurisdizione del MO ecc.
Per il prossimo capitolo generale si prevedono 7 commissioni con diverse sottocommissioni.
Anche le Relazioni dei soci delle regioni dell’Europa al capitolo generale sono state brevemente prese in esame.
Va da sé che questa massa di informazioni ha suscitato Reazioni dei presenti espresse quasi unicamente nei gruppi linguistici (secondo le tre lingue dell’Ordine).
Qualcosa è già stato detto circa i vicariati.
Quanto al resto - la valutazione è a partire dalle sintesi offerte e non dal testo che dovrà essere integralmente letto -, sembra che la relazione del MO sia stata presentata come più aperta a “nuove” istanze emergenti, mentre nella presentazione delle risposte dei provinciali il nuovo sia stato un poco più ricondotto all’esistente.
Qualcuno ha visto una carenza di speranza nel limitarsi ad elencare difficoltà.
Qualcun altro ha notato una carenza di spirito missionario in certi giovani e in ogni caso ha rilevato che ad essi bisogna trasmettere la nostra tradizione recente.
Qualcun altro infine ha proposto che tutti questi problemi vanno affrontati a partire da un esame congiunto della missione e della nostra forma di vita come qualificante la missione stessa, altrimenti c’è il pericolo della parcellizzazione e del perdersi in problemi “interni” all’Ordine o alla struttura ecclesiastica. Ma è stato anche ribattuto che dietro a certi problemi interni c’è uno sguardo sulla validità o inanità della missione ecc.
IV. L’escursione
Come di consuetudine, l’escursione è avvenuta giovedì, cioè l’8 aprile.
Si è cominciato da Vilnius con la biblioteca dell’Università - risale ai Gesuiti... - per poi passare alla cattedrale e a un giro tra varie chiese, altri edifici storici, strade caratteristiche. Ciò che impressiona è che il centro storico di Vilnius è di una pulizia quasi irreale: non un foglio di carta o un rifiuto per terra, nessun intonaco un poco degradato dal tempo, ma tutto sembra rimesso a nuovo da poco.
Ad un certo punto abbiamo incontrato La Porta dell’Alba (Aušros Vartai), una porta tra le poche rimaste, sopra la quale c’è come una cappella con una icona mariana dorata e molto venerata.
Ma per arrivare alla cappella si transita da un porticato sopra il quale, come è visibile nella foto, spicca una grande immagine di Gesù secondo l’ispirazione di santa Maria Faustina (Elena) Kowalska (1905-1938), la quale risiedette a Vilnius da 1933 al 1936 e qui, con la collaborazione del confessore beato Michele Sopocko, fece dipingere la famosa immagine che il 26-28 aprile 1935 fu per la prima volta esposta alla finestra della cappella visibile sopra l’arco: era la chiusura del Giubileo della Redenzione ed era la domenica in albis. Ci siamo poi trasferiti alla casa e alla chiesa attuali dei frati.


La chiesa è di un tardo barocco e la casa, nonostante gli ambienti visibili dall’esterno, è piccola poiché è relativamente poco abitabile. È stato, come previsto, un momento di fraternità.
Curiosa anche la storia della chiesa: era alla periferia di Vilnius e nel rinascimento si seppellivano i poveri; fu donata ai domenicani ma con la condizione di continuare a permettere e favorire la sepoltura dei poveri.
Finalmente si è passati alla cena avvenuta a Trakai, un parco lacustre con castello e con un ristorante che permetteva di vedere il castello e il lago.
V. Tra il “politicamente corretto” e il “politicamente scorretto”
Siamo arrivati alla fine (cinque punti come i cinque misteri del rosario) e, come dicevamo all’inizio, l’IEOP non è un capitolo e dunque, essendo un incontro, tutto è molto “politicamente corretto”, cioè difficilmente ci sono contrapposizioni e dibattiti e il desiderio di stare insieme e di conoscersi prevale sul confrontarsi e sulle proposte di minoranza da presentare in parallelo a quelle di maggioranza. Si pensi che l’unica votazione riguarda il bilancio e dove ritrovarsi il prossimo anno. Ciò permette un confronto sereno e aiuta a conoscersi meglio, ma ha evidentemente i suoi limiti perché la vita cresce anche nei contrasti.
Ovviamente non tutto è stato così.
Ci sono state anche affermazioni “politicamente scorrette” che, in un clima più accesso di capitolo provinciale o generale, avrebbero dato luogo a confronti e tensioni, ma che all’IEOP non hanno avuto molto seguito. Comunque sono delle potenziali micce capaci di far saltare il “politicamente corretto”. Quali?
Ad esempio è stato detto che la validità di una provincia o di una iniziativa non si valuta solo e principalmente dalle vocazioni che genera (è parzialmente vero ma molto discutibile).
È anche stato detto che l’espressione “in medio Ecclesiae” ha una nostra realizzazione e caratteristiche basate sulla ecclesiologia di comunione, per cui è possibile che noi critichiamo o non accettiamo certe strutture della Chiesa (quali?) continuando a rimanere “in medio Ecclesiae” grazie all’ecclesiologia di comunione.
Un provinciale ha chiesto frati in aiuto alla sua provincia per via dell’avanzamento d’età e della difficoltà a mantenere conventi e parrocchie. Ma ha anche precisato che i frati che arrivano devono convivere con una cultura e una teologia che intende risituare il concetto e la prassi di ministero ordinato (in caso di necessità anche un ministro non ordinato può presiedere l’Eucaristia), che è critica verso certe strutture e stili ecclesiali, che si interroga se dobbiamo accettare la natura solo come essa ci si presenta o se possiamo in qualche modo manipolarla (bioetica), che ritiene che la problematica sull’omosessualità non è ancora risolta e che bisogna riflettere ulteriormente ecc.
Ma mancava un’ora alla fine e non si è potuto avviare una discussione: ci attendeva l’Eucaristia presieduta dal cardinale arcivescovo del luogo Audrys Juozas Backis e subito dopo il pranzo conclusivo con l’arrivo di bottiglie etichettate Barbera di Asti: a Vilnius???!!!
Comunque l’IEOP del prossimo anno sarà a Marsiglia, alla Sainte Baume.
Fra Riccardo Barile o.p.
priore provinciale della provincia San Domenico in Italia

Milano 13 aprile 2009