INTER EUROPÆ ORDINIS PRÆDICATORUM
IEOP 2009 - MALTA
Malta 15-18 aprile
Come ogni anno, dopo la Pasqua anche quest’anno ha avuto luogo l’incontro dei priori provinciali europei.
La località scelta è stata Malta e qui trovate un resoconto visto dalla finestra di chi l’ha scritto, una finestra come quella accanto in uno dei tanti e suggestivi balconi orientali che l’isola ha regalato allo sguardo dei visitatori. Veramente il tempo di guardare i balconi e altro non è stato tantissimo e come da prassi, la visita all’isola, alla capitale (i frati erano alloggiati a Rabat in una casa di suore vicina al convento), ai suoi musei ecc. ha occupato solo un pomeriggio.
Da ricordare la messa di sabato 18 presieduta dall’arcivescovo di Malta Paul Cremona, già frate domenicano e priore provinciale maltese.
Infine i numeri: erano presenti 21 priori provinciali, 4 vicari generali, 1 priore regionale, 4 vicari provinciali, 5 soci del Maestro dell’Ordine (avrebbero dovuto essere 6, ma fra Bernardino Prella non è venuto). Dunque 35 partecipanti, più gli interpreti/traduttori.
Essere un predicatore nella cultura di oggi
Questo il tema generale dell’incontro, declinato sul tema dell’anno del giubileo domenicano (san Domenico predicatore di grazia) e ispiratore della relazione iniziale, degli interventi più settoriali, degli scambi tra gruppi linguistici (inglese, francese, spagnolo).
I. LA RELAZIONE INIZIALE E PRINCIPALE
Fra Gilles Danroc, della provincia di Tolosa, ha tenuto la relazione iniziale e di fondo incentrata su Domenico prima dei Domenicani. Fra Gilles è direttore internazionale delle Équipes du Rosaire e animatore di una serie di convegni della Famiglia Domenicana in area francese, finalizzati a conoscere la storia primitiva dell’Ordine e a trarre da essa lezioni per l’oggi.
La sua relazione riflette uno di tali convegni, che ha esaminato il formarsi di certe scelte apostoliche in san Domenico prima ancora della fondazione dell’Ordine.
Il XIII secolo fu un secolo di rottura e Domenico inventò un nuovo modo di predicare il Vangelo. Le scelte di Domenico nacquero da lontano, fin dalla giovinezza vissuta a fianco della cultura islamica e dell’attrazione esercitata sulla famiglia da grandi monasteri o da ordini cavallereschi e da una cristianità con un senso di conquista o riconquista del territorio verso gli arabi. Tutto questo poneva le domande: andare avanti così? inserirsi ancora tra i monaci o tra i cavalieri? difendere la fede con le armi e perseguire la violenza nel nome di Dio?
In Domenico la svolta avvenne dopo il 1216, quando, entrando lui e i legati a Montpellier con la scorta, ne uscirono a piedi. Nacque la santa predicazione senza scorta militare, Domenico rinunciò a strumenti di potere, si fece chiamare “fra”, ritenne che gli eretici più che da eliminare fossero da incontrare, trovò negli eretici stessi delle pepite evangeliche che influenzarono la fondazione dell’Ordine. In questo senso la mendicità fu uscire dalla rete di assistenza ecclesiastica e fidarsi di coloro verso i quali si andava; lo studio della Bibbia e delle leggi (filosofiche) dell’argomentazione furono finalizzati al dialogo; il minor uso della lingua latina fu il minor uso di uno strumento di potere clericale; l’incremento della confessione personale e auricolare fu una maggior attenzione ai destinatari ecc. Gli eretici inoltre vennero considerati per quello che erano veramente e non, come alcuni studi hanno ipotizzato, conosciuti e valutati già prima di incontrarli attraverso elenchi dovuti a un dotto monaco che lavorava in biblioteca e faceva letteratura senza il contatto con la gente.
Queste scelte fecero sì che i frati venissero visti dagli eretici come facenti parte della loro cultura e del loro modo di vita, pur con le ovvie differenze, e questo atteggiamento pastoralmente appianò più difficoltà che non la crociata e altri ricorsi al potere ecclesiastico (la plenitudo potestatis, tanto cara a Innocenzo III).
Le conclusioni? Almeno due. Anzitutto che bisogna partire da questo insieme per parlare della vita domenicana e non solo dai tre volti che appiattiscono ogni forma di vita carismatica. Poi che san Domenico, come Lacordaire disse di se stesso, amò il suo secolo assumendone la cultura: ciò che compete a noi per il tempo in cui apostolicamente siamo chiamati a vivere.
Superfluo aggiungere che è seguito un dibattito con ampi consensi e qualche timido dissenso su qualche affermazione circoscritta.
II. RELAZIONI E INFORMAZIONI PER ALCUNE AREE GEOGRAFICHE
1. Europa centrale
Relazione di Dietmar Thomas Schon, priore provinciale della provincia di Austria e Germania Sud.
Dopo aver ricordato che siamo ormai entrati in una cultura digitale, fra Dietmar prosegue rilevando che a livello personale usiamo questi strumenti, mentre non siamo ancora in grado di valutarli a livello comunitario. Non si può procedere così.
Poi il relatore si è concentrato sulla situazione tedesca, a partire dalla Chiesa: c’è una diminuzione dei fedeli, ma il numero delle parrocchie rimane invariato con un fossato tra istituzione e popolo; inoltre Chiesa e Stato hanno sempre meno soldi e la conseguenza è che non solo ospedali e centri sociali cattolici sono stati ridimensionati, ma anche alcune facoltà teologiche sono state soppresse e trasformate. Altro fenomeno sono le unità pastorali che, tutto considerato, puntando su équipe e multiministerialità, si rivelano più favorevoli al nostro inserimento che non le parrocchie tradizionali.
In parallelo alla Chiesa, anche la provincia, più o meno dal Vaticano II ad oggi si è dimezzata nei numero dei frati (ad oggi sono 60), ma nell’insieme è ringiovanita. Le molte e dolorose chiusure sono state sempre guidate dal criterio di assicurare nuove disponibilità per la missione, i centri spirituali, la teologia, la predicazione ecc. La predicazione in specie pone nuovi contesti nei quali inserirsi e che attualmente non vedono ancora una presenza adeguata: insegnamento spirituale e catecumenato, nuova pastorale del clero, aeroporti, banche, ospedali civili, parchi di divertimento ecc.
2. Europa orientale
Relazione di Benedikt Robert Hajas, priore provinciale della provincia di Slovacchia.
Si è passati dal regime alla libertà e alla democrazia, con il concomitante sviluppo economico. Ma l’insicurezza della nuova situazione politica ed economica porta a rimpiangere e idealizzare il passato.
La Chiesa ha rapidamente perso la credibilità che aveva durante la dittatura comunista. La popolazione è a maggioranza cattolica ma non lo lascia trasparire e la difficoltà apostolica è di parlare a un popolo che non ascolta, sempre più condizionato dai media.
Di fatto ci si è trovati ad esercitare molto ministero di confessioni in alcune nostre chiese; i centri del Rosario funzionano; c’è un risveglio tra i laici che collaborano a una casa di edizioni, è stato creato un club di cinema come strumento di contatto culturale e funziona.
3. Spagna
Relazione di Francisco Javier Carballo Fernández, priore provinciale della provincia di Spagna.
Premesso che la cultura sta diventando più antropologica e meno elitaria, già secondo testimonianze di Umberto di Roman i frati erano attenti ai destinatari.
Alcune situazioni culturali delle quali tenere conto oggi sono: le passioni della povertà e sofferenza affrontate in solitudine; il desiderio di un clima di famiglia; le tensioni verso la realizzazione personale; la passione per l’azione; il predominio dell’emozionale per l’accettazione dei contenuti (sembra che Obama abbia vinto perché ha saputo suscitare emozioni); la tendenza a cercare, oltre le frustrazioni, un senso della vita oltre la vita ecc.
A livello di predicazione “culturale” i frati iberici hanno fondato una scuola di apprendimento omiletico in senso comunicativo per recuperare la narrazione e l’emozione; restano attenti all’uso apostolico di internet; continuano la presenza di animazione nei collegi prima gestiti dai frati stessi e ora da fondazioni di appartenenti alla Famiglia Domenicana; promuovono la predicazione del messaggio attraverso le risorse offerte dai luoghi d’arte domenicani.
In questo quadro purtroppo il ruolo delle facoltà teologiche non è significativo.
C’è anche una qualche sofferenza perché non c’è abbondanza di strategie verso il nuovo. In particolare la predicazione deve confrontarsi con la scristianizzazione, che è anche un fenomeno culturale. Quali le vie? L’analisi culturale, una predicazione più biblica e incentrata su Gesù Cristo, una maggior abilità comunicativa che riesca a suscitare domande, l’accortezza di coinvolgere la Famiglia Domenicana, l’apprezzamento del silenzio come capacità di ascolto da cui deriveranno nuovi modi di comunicare la Parola.
4. Malta
Relazione di Paul Gatt, priore provinciale della provincia di Malta, la provincia ospitante.
A Malta ci sono circa 360 chiese, una per ogni 1000 abitanti; la chiesa è al centro del villaggio, artisticamente qualificata ed è simbolo della situazione culturale maltese, della quale non si può parlare senza i riferimenti cristiani.
La partecipazione alla messa festiva è scesa dal 60% al 50%.
La società maltese, anche attraverso il turismo (un milione di presenze annuali), si avvia verso la globalizzazione, anche se alcuni valori restano: la religione, la politica, il divertimento. La famiglia tiene, il matrimonio civile esiste solo dal 1965, la legislazione non prevede il divorzio - però lo riconosce se avviene in un altro stato! -, ma ci sono coppie irregolari e, naturalmente, centri gay.
Malta è una regione dove l’afflusso al voto è maggiore che nei restanti paesi europei, segno di intensità con cui è vissuta la politica. Stato e Chiesa hanno accordi di pacifica convivenza.
I domenicani si interrogano: a volte si rifiuta la fede o la religione tradizionale? Il rifiuto indica una ricerca più profonda e qui possono situarsi i domenicani. Le risorse antiche e nuove messe in atto per conseguire tale scopo sono: educazione nei collegi; ministero verso i giovani; uso dei media (Radio Maria); ministero nella chiesa; il movimento Kérygma per formare laici impegnati; il movimento Dall’ombra alla luce in favore dei carcerati; un nuovo impulso alla confraternita del Santissimo Nome ecc.
5. Inghilterra
Relazione di John Farrel, priore provinciale della provincia di Inghilterra.
Essere nella cultura del proprio secolo e amarla significa anche vederne i limiti e in questo senso ci vuole speranza. I cattolici del Regno Unito - denominati “cattolici romani” - sono una piccola minoranza ma significativa per una rete di parrocchie, scuole e collegi. La provincia domenicana è piccola (7 comunità, di cui 5 parrocchie) e i frati sono rispettati anche perché “eccentrici”.
Parlare con la cultura non è facile perché è in atto una crociata per eliminare la religione dallo stato, anglicanesimo compreso. I crociati in parte si alleano con i musulmani contro le altre religioni, in parte fanno leva su certe azioni terroristiche per mostrare che ogni religione è irrazionale.
Invece l’ecumenismo funziona. Nell’insieme il popolo non è anticristiano, ma è lontano e al riguardo la cosa più triste è vedere che alcuni frati non amano questa gente che si rivolge a loro in certe occasioni della vita.
Gesù ha iniziato con la tradizioni per poi allargare il cuore. E qui si pone una differenza generazionale: per i frati del Vaticano II ciò che conta è accogliere la gente, per i giovani frati ciò che conta è far conoscere la “nostra” tradizione. Al riguardo gli studenti domenicani gestiscono un loro sito tradizionale ma che ha successo e promuove la conoscenza del calendario dei nostri santi, della liturgia cattolica, delle devozioni (SS. Sacramento), delle norme della Chiesa, della nostra filosofia ecc. Certo, tutto ciò può degenerare in una eccessiva reazione, ma l’atteggiamento più giusto di chi governa è di incoraggiare e ben canalizzare.
Gesù si fa riconoscere nello spezzare il pane. Anche noi dobbiamo lasciar parlare i segni della nostra vita di frati, una vita conventuale con un buon studio e una buona liturgia. E dobbiamo soprattutto lasciar parlare i segni sacramentali: un giovane infermiere non cattolico è passato al cattolicesimo dopo aver presenziato al rito dell’unzione degli inferni!
6. Belgio
Relazione di Philippe Cochinaux, vicario della vicaria generale di S. Tommaso d’Aquino in Belgio.
In Belgio il cattolicesimo da matrice sociale, ora è un fatto personale e opzionale. Le comunità tradizionali sono più centrate verso il loro interno, a causa delle svolte antropologiche aumenta la distanza tra la gente e la Chiesa, diminuiscono i preti locali rimpiazzati da congolesi e polacchi.
Forse c’è un guadagno in qualità, in ogni caso il riferimento dottrinale è stimato meno della capacità di ascolto.
Per rispondere alla situazione culturale la provincia ha puntato sulla comunità di Bruxelles con liturgie multilinguistiche e relazioni costruite in modo tale che nessuna cultura sovrasti le altre. Oltre a una pastorale “di conforto” verso persone ben disposte, ci si dedica alla pastorale di quanti non hanno più un riferimento cristiano e l’apertura e la gestione di un “pub” vanno in questa linea con apprezzabili risultati e addirittura prospettive di ampliamento.
III. IL RESTO
Fra Jachk Szpręglewski, vicario generale dei Baltici, ha offerto la disponibilità di ospitare il prossimo anno l’IEOP a Vilnius (capitale della Lituania) e la sua offerta ha stravinto sulle due altre concorrenti (Fatima Portogallo e Marsiglia Sainte Baume).
Sono stati erogati € 15.000 alla segreteria di Espace. Però, siccome i costi sono diminuiti, sono stati erogati € 3.000 in meno, convogliati su richiesta all’organizzazione delle Giornate romane per il dialogo islamo/cristiano. Qualcuno tuttavia ha rilevato che questi 3.000 euro dovrebbero essere usati per invitare frati poveri “europei” alle predette giornate.
Il vicario del Belgio Philippe Cochineaux ha portato a conoscenza l’offerta della comunità di Bruxelles (la sede di Éspace) di ospitare a luglio per una settimana dei frati sino ai 35 anni per un corso di cucina... conventuale.
L’assistente per la vita apostolica Prakash Lohale ha esortato a inviare dei video che mostrino come portiamo il vangelo ai poveri e come mettiamo in azione la predicazione del vangelo in nuovi modi: il migliore per ogni continente (5) sarà proiettato ai frati del capitolo generale del 2010 e il migliore in assoluto avrà anche un premio.
Fra Allan J. White, socio del Maestro dell’Ordine per l’Europa del nordovest, ha parlato del capitolo generale del 2010, da raccorciare perché... costa troppo (ha detto anche altro).
Quasi nessuno dei frati infine ha resistito alla tentazione di un continuo uso di telefonini e macchine fotografiche, anche durante le celebrazioni, anche da parte degli “osservanti liturgici” che si erano portati il camice in ossequio alla serietà delle norme, ma poi prendevano anch’essi fotografie. È un segno della immersione nella cultura del nostro tempo...
Fra Riccardo Barile o.p.
naturalmente dalla sua finestra