IEOP 2011 26-30 aprile
A Marsiglia - Sainte Baume

Chi c’era e chi non c’era
Premesso che il priore provinciale di Malta era assente per ragioni di salute, i presenti erano così suddivisi * 20 priori provinciali * 4 Vicari generali * 1 Vicario regionale * 2 Vicari provinciali * 5 Soci del Maestro dell’Ordine * 2 invitati * 6 interpreti * il Maestro dell’Ordine * il Segretario. Dunque in tutto 42 persone. Se però si considera che il Maestro dell’Ordine, i due invitati e lo stesso segretario hanno assicurato solo presenze parziali, i partecipanti a tempo pieno sono stati 38.
E fu sera e fu mattina: prima del primo giorno
martedì 26 aprile 2011
Il buongiorno si vede dal mattino e l’IEOP 2011 è risultato un poco diverso dagli altri con piccoli segni premonitori. L’orario della preghiera prevedeva alcune aggiunte al solito pacchetto (Lodi/Messa/Vespri) e cioè: Ufficio delle letture al mattino prima delle Lodi, Adorazione eucaristica dopo i Vespri, Compieta alle ore 21. È vero: Adorazione e Compieta erano in corsivo e anche la partecipazione è stata più o meno... in corsivo, comunque... E poi la maggior parte della liturgia è stata in latino, in gregoriano e il resto in stile Gouzes.
La comunità, priorale da una settimana e composta da frati mediamente giovani, ha immerso i presenti in un’atmosfera che contestualizzava quanto sopra: tono retto per l’ufficio parlato e toni rapidi per il cantato latino, camici liturgici di stoffa pesante e svasati e con il tipico cappuccio a punta simil certosino, mani giunte tese comme il faut e non intrecciate, qualche bacio allo scapolare, qualche paio di piedi senza calze ecc.; però senza tentativi di mettere il crocifisso sopra l’altare (forse perché in presbiterio un grande crocifisso pendeva a tre metri da terra) ecc.
I frati dell’IEOP dovevano essere accolti nella zona ristrutturata della foresteria, ma i lavori, previsti finiti prima di Pasqua, per Pasqua non sono finiti. Così ci si è dovuti installare nella vecchia foresteria in condizioni di rudezza forse superiori alla Grande Chartreuse (a circa 300 kilometri da qui), comprese le poche prese elettriche e a 2 fori, per cui, con i caricatori di batteria del computer a spine a 3 ed essendo disponibili pochissimi adattatori - forse uno solo! -, più di un partecipante è stato costretto all’astinenza informatica. C’erano anche pochi gabinetti, ma qui, non essendo possibile l’astinenza... non mi dilungo. A parte le scuse degli organizzatori, dopo troppe parole sulla povertà è stato bello vivere qualche giorno realmente tra qualche disagio, compensato dalla liturgia ben curata e dalla cucina di buona qualità. Rispetto agli IEOP precedenti, questo ha prodotto meno carta: grazie! In compenso nella carpetta c’era l’elenco dei partecipanti con foto e indirizzo di posta elettronica: utilissimo!
Per me anche l’inizio del viaggio è risultato premonitore: alla Malpensa mi sono trovato a salire su di un aereo piccolo, con una scaletta di soli quattro o cinque gradini e la cabina del pilota quasi a portata di mano: che previsioni da incubo! Poi però lo sgomento si è placato considerando che il timone verticale di direzione ostentava il rassicurante logo di Air France.

Il luogo dell’IEOP è a circa un’ora di auto da Marsiglia ed è un conventino con una più ampia foresteria per i pellegrini che da lì, percorrendo un ripido sentiero (mezz’ora o un’ora, a secondo del passo o dell’età), salgono alla santa grotta, la Sainte Baume, dove sarebbe vissuta santa Maria Maddalena penitente.

Per gli storici è un luogo di croce e delizia, poiché qui si comincia a fluttuare nella leggenda. Sì, perché, complice anche il racconto del nostro Giacomo da Varazze, le tre Marie (tra cui la Maddalena), Marta, Lazzaro, Massimino, il cieco nato (Sidonio), un’ancella e altri personaggi dalla Palestina si sarebbero trasferiti in Provenza.

Massimino, uno dei 72, sarebbe diventato il primo vescovo di Aix e Lazzaro il primo vescovo di Marsiglia (e chi li ha ordinati?), per via soprattutto della predicazione della Maddalena che avrebbe costituito la comunità cristiana. In seguito la Maddalena si sarebbe ritirata nella grotta come penitente e sarebbe morta - assunta in cielo dagli angeli - nel territorio dove adesso c’è la chiesa di san Massimino.

Marta, più attiva e più decisa, avrebbe domato un mostro anfibio che aveva la propria tana nel fiume: la “tarasca”, da cui il nome della città di Tarascona.
È tutto vero? È tutto inventato? Siccome sembra tutto inventato, per gli storici è una croce. Ma siccome reperti archeologici di tombe venerate orientano a una certa coincidenza con i racconti, che dunque sembrano più fondati di quanto appare, allora per gli storici è una delizia.
In ogni caso i frati non fanno i guardiani di museo, ma gli evangelizzatori, perché alla Sainte Baume vengono tutti: ecologisti, cristiani inseriti e cristiani lontani o contestatori, musulmani, appartenenti ad altre religioni, atei o quasi ecc. In questo senso la Sainte Baume è un microcosmo della società occidentale e offre la possibilità di un incontro e di un annuncio.
E fu sera e fu mattina: primo giorno
mercoledì 27 aprile 2011
Il tempo del mattino è stato occupato da due relazioni, più o meno finalizzate al giubileo del 2016 (bolla di Onorio III di conferma dell’Ordine del 22.12.1216).
Fra Agostino Laffay, priore del convento di Tolosa e archivista, ha sensibilizzato i presenti sul valore della storia dell’Ordine nella nostra vita, proponendo tre buone ragioni per studiare la storia dell’Ordine: a) l’eredità, nel senso che la storia determina quello che siamo ed è l’evoluzione di un organismo che trasmette una ricchezza genetica e poi perché per darsi agli altri bisogna sapere chi si è; b) la tradizione da conservare attualizzandola; c) l’unità da conservare e perseguire, avvertendo che la nostra è una unità “diacronica”, cioè con la nostra storia, e non “sincronica”, cioè sull’attualità o sul carisma di qualcuno, fosse pure il Maestro dell’Ordine.
Considerato che l’interesse per la storia dell’Ordine nel tempo si è caratterizzato in quattro tappe - sec. XIII con le raccolte primitive; sec. XVII con le raccolte provinciali e l’organizzazione di una storia globale; sec. XVIII; sec. XX con la dimensione scientifica e la nascita di riviste e istituzioni -, ci si domanda se non stiamo entrando in una quinta tappa, che potrebbe essere segnata dal centenario del 2016. Al riguardo il gruppo di studio e ricerca della provincia di Tolosa prevede una pubblicazione analoga alle Fonti Francescane, cioè un volume di circa pp. 900 con tutte le nostre fonti e i principali testi primitivi: gli scritti di san Domenico, la fondazione, la canonizzazione, le legendae, alcuni sermoni, varia. Inoltre una raccolta sull’iconografia di san Domenico e una mostra a Tolosa nel 2015 (centenario della fondazione della comunità locale), che darebbe l’avvio al centenario.
Fra Filippo Jeannin, della provincia di Francia e direttore dello studio televisivo cattolico Le Jour du Seigneur (LJdS), ha sensibilizzato i presenti sul giubileo dell’Ordine e la nuova evangelizzazione. Se cristianizzare è battezzare tutti più con la cultura del risultato che della qualità, evangelizzare è affermare che la vita ha senso alla luce di Cristo restando attenti, come Domenico, alle relazioni umane.
Jeannin è partito dalla propria esperienza nell’Ordine: 33 anni di vita domenicana in 10 conventi, 3 priorati, presenza al Cairo, cappellano degli artisti, cappellano degli studenti, direttore del pellegrinaggio del Rosario, oggi a LJdS. Al Cairo la problematica giovanile verteva sul permesso/vietato: come far maturare verso “tutto è permesso ma non tutto giova”? Presso gli artisti c’era una ricerca spirituale prima di una domanda religiosa e ciò può essere occasione di evangelizzazione. Gli studenti dopo aver domandato che cosa pensava la Chiesa dei rapporti prematrimoniali, domandavano «e tu che cosa ne pensi?», lasciando trapelare l’esigenza di avere guide sicure. Nel pellegrinaggio del Rosario a Lourdes lo sforzo era di arrivare a meno devozione e più fede, nonché di oltrepassare una religione “tattile”. LJdS, iniziato nel dopoguerra dai domenicani e attualmente in rete nazionale, richiede un messaggio di massa e universale, sia pure a partire dallo specifico (i sacramenti e la messa).
Ci si può domandare se conosciamo bene i nostri contemporanei, se vogliamo raggiungere quelli che non frequentano la chiesa, se andiamo verso di loro o attendiamo che vengano. La questione di fondo è l’evangelizzazione. La questione di forma è che disponiamo di molti strumenti, il primo dei quali sono le nostre comunità, che però non dovrebbero chiudersi troppo su di se stesse. Poi disponiamo di strumenti elettronici e comunicativi, che potrebbero garantire una collaborazione tra frati anziani e giovani.
Il pomeriggio è stato occupato dal confronto nei gruppi linguistici. È emersa l’istanza di fornire almeno in forma digitale il testo latino delle fonti e di attualizzare in modo chiaro e divulgativo ciò che l’Ordine può apportare alla Chiesa e in questo senso la proposta di uno è stata: a) la predicazione (missione quasi compiuta), b) il senso della collaborazione tra uomini e donne, tra laici e chierici c) infine la democrazia, che non sempre nella Chiesa funziona, mentre da noi è in onore, tanto che san Domenico al capitolo di Bologna chiese di essere deposto per garantire la possibilità di una elezione (N.d.R.: in realtà in questo capitolo del 1220 Domenico, stando alla testimonianza di Rodolfo 33, chiese di essere deposto «perché sono inutile e negligente», ma i frati lo costrinsero a rimanere e non lui, ma i definitori furono eletti per disposizione di Domenico stesso).
E fu sera e fu mattina: secondo giorno
giovedì 28 aprile 2011
Il tempo del mattino è stato occupato da tre relazioni sulla pastorale vocazionale da parte di province europee “in ripresa”.
Fra Anto Gavric, provinciale di Croazia. Quasi non c’erano più vocazioni, oggi ci sono 5 studenti e 8 novizi, di cui 4 già universitari. Ci sono anche piccoli seminari o scuole apostoliche. La pastorale vocazionale è condotta da tre frati, un promotore e due ausiliari, che coprono il territorio e visitano le comunità e le parrocchie. Occorre tuttavia saper riconoscere le vocazioni e saper invitare. Si organizza un incontro annuale dei giovani domenicani e si sta pensando a un incontro con le famiglie dei frati in formazione. È previsto un incontro annuale anche per il piccolo clero. In tutte le chiese è prevista una volta al mese una celebrazione eucaristica per le vocazioni. Si è rilanciato il pellegrinaggio nazionale del rosario presso un santuario.
È attivo un frate incaricato del sito, in sinergia con le edizioni della Provincia. La radio cattolica consente di presentare Domenico predicatore della grazia e un film su san Domenico è stato trasmesso più volte dalla TV nazionale. Si sono realizzati gruppi musicali con vedettes locali che cantano san Domenico. E squadre di football. Occorre però che ogni comunità sia accogliente e aperta e la sfida è di essere modelli gioiosi.
Fra Pat Lucey, provinciale d’Irlanda. Quasi non c’erano più vocazioni e i professi semplici abbandonavano l’Ordine. Oggi si registra un aumento. Il parlante era insieme economo di provincia e promotore vocazionale, mentre oggi il promotore è a tempo pieno. Da due case di formazione si è passati a una sola e con significative assegnazioni anche di frati giovani: questo con sacrificio. Si sono rivisti i criteri di ammissione, anche con test psicologici. Per integrare i candidati più anziani si sono elaborati nuovi piani. Non c’era una buona presenza sui media e su internet e adesso si è posto rimedio.
In genere i candidati sono giovani di 25/30 anni, diplomati, laureati e già impiegati. Sono attratti da una vita comune regolare, dalla tradizione dell’Ordine, dall’approfondimento della relazione con Dio nella preghiera, nella comunità e nella Provincia, trovandovi delle risorse che noi stessi a volte non ci accorgiamo di avere.
Fra Krzysztof Poplawski, provinciale di Polonia: «Abbiamo molte vocazioni ma non sappiamo il perché e domani potremmo non più averne». Il promotore è a capo di una cappellania vocazionale che usa abbondantemente internet e la posta elettronica. Il sito della Provincia è curato con assiduità. Si prevedono ritiri vocazionali prima del prenoviziato.
Si è rivisto lo statuto del prenoviziato. Attualmente comprende un anno intero ed è un tempo in cui il candidato è sempre seguito, anche se non è un tempo interamente residenziale. In prenoviziato vi sono quattro sessioni comuni: a) ultime settimane d’estate con informazioni sull’Ordine e i valori della vita conventuale e apostolica; b) tra Natale e capodanno in un santuario mariano per mostrare questo ministero, scoprire la preghiera, valutare la sessione precedente; c) il triduo (settimana) pasquale nelle case di formazione per partecipare a questo mistero, imitare Cristo e acquisire la dimensione che questa sarà la nostra famiglia dove trascorreremo i momenti più intensi di celebrazione e di festa; d) il tempo di fine scuola con una sessione più lunga comportante istruzioni sull’annunzio, la liturgia, la nostra attività e la conseguente scelta se entrare o no in noviziato.
Durante il tempo del prenoviziato c’è sempre il rapporto con un frate tutore e si tenta di affrontare i problemi emozionali o psicologici ed eventualmente avviare terapie, così come recuperare certe carenze della formazione cristiana. È un periodo a metà tra la vita in un convento e nel mondo. Problemi principali: famiglie divise e carenze emozionali.
Domanda significativa: poiché tutti e tre i relatori hanno insistito sul sito della Provincia come fattore di contatto con i giovani, un frate spagnolo ha obiettato: «Anche noi curiamo molto il sito, tuttavia le vocazioni sono scarse: come mai?». A parte la battuta da ridere: «Forse il sito polacco è fatto meglio!», la risposta seria è stata che il sito è utile ma non è la soluzione a tutti i problemi delle vocazioni e della vita dell’Ordine!

Il tempo del pomeriggio è stato occupato dall’escursione. Ci si doveva recare alla Sainte Baume, ma un temporale poco prima lo ha impedito, per cui ci si è trasferiti al monastero nuovo, un tempo vicino alla basilica di Saint Maximin e ora in campagna, dove ci si è potuti intrattenere in conversazione con le monache (circa 17/18) e cantare i Vespri con loro.

Da lì si è passati al complesso di Saint Maximin, basilica e già convento. Si tratta di un “convento reale” perché fondato non dall’Ordine, ma da Carlo II d’Angiò († 1309), al quale e ai suoi successori spettava il diritto di nominare il priore scegliendolo da una terna proposta dai frati e sarà un frate di questo convento che, presente a un capitolo generale in Venezia, parlerà così efficacemente della Maddalena da farle attribuire particolari onori liturgici e devozionali nell’Ordine.
La fondazione del convento è legata alla basilica, troppo grandiosa rispetto all’abitato circostante, ma giustificata dal fatto che sul luogo sarebbero state ritrovate alcune sepolture sante occultate per via delle invasioni saracene e tra di esse vi sarebbe la sepoltura... di santa Maria Maddalena, che dalla grotta venne a morire qui, ricevendo l’ultima comunione appunto da san Massimino.


Scacciati i frati con la rivoluzione francese, il convento nel 1859 fu ricomprato da Henri Lacordaire, che vi ristabilì la comunità e in seguito divenne un noto centro di studi in collegamento con esponenti di spicco della cultura cattolica francese: qui fu formato il P. Marie Jean Joseph Lataste († 1869) e da qui - dalla Maddalena - trasse ispirazione per la fondazione delle suore di Betania, qui fu formato e, dopo il periodo di Gerusalemme, sepolto il P. Marie-Joseph Lagrange († 1938) ecc. Nel 1957 lo Studium fu trasferito a Tolosa e in seguito il convento fu venduto. Attualmente in parte è sede del comune, in parte è... un ristorante tipico e di lusso, dove naturalmente si è consumata la cena e il sottoscritto ha avuto l’onore di trovarsi a fianco del MO (ironia della sorte: le immagini bellissime degli ambienti della vita domenicana del famoso libro di Vicaire - L. von Matt, che hanno fatto e fanno sognare molti, oggi vanno contestualizzate... in un ristorante).
E fu sera e fu mattina: terzo giorno
venerdì 29 aprile 2011
Il tempo del mattino è stato occupato dall’incontro con il Maestro dell’Ordine fra Bruno Cadoré, giunto mercoledì 27 e presente all’escursione.
Dopo aver dichiarato di essere felice di ritrovarsi all’IEOP, il MO ha comunicato in breve ciò che ha occupato il consiglio generalizio in questi primi mesi e quali le sue personali considerazioni maturate nel frattempo.
Si è iniziato dopo il capitolo generale con un consiglio plenario di due mesi per aggiornare il MO sull’Ordine. Il MO al riguardo ha precisato di non avere programmi, ma anzitutto di accogliere quello che l’Ordine esprime e nell’Ordine matura.
È seguita ed è tuttora in corso una serie di visite brevi per un contatto globale con le varie regioni dell’Ordine e in particolare con le case di formazione.
Esiste evidentemente qualche attenzione e considerazione prioritaria.
Ristrutturazione delle entità dell’Ordine. Molte le questioni da trattare, ma il criterio è la missione. In consiglio si è cominciato con i vicariati generali, poi si sono esortati gli stessi a riflettere e in seguito le altre entità potranno beneficare delle riflessioni. In alcuni vicariati c’è molto lavoro e con difficoltà dei frati, più preoccupati di fare qualcosa che di fondare in pienezza la predicazione dell’Ordine.
Studio: tutte le istituzioni devono valutarsi e in particolare quelle sotto la giurisdizione del MO. Bisognerà arrivare a una valutazione d’insieme partendo dalle caratteristiche comuni di tali istituzioni: perché l’Ordine deve averle? come favorire la complementarietà? come trovare nuovi modi di collaborazione con le province? come sollecitare la teologia dalla pastorale? C’è una buona valutazione della collegialità e comunità dei nostri centri di studio e infine abbiamo la responsabilità della trasmissione vivente e critica di san Tommaso.
Missioni: buona la qualità dell’impegno dei frati, ma è difficile stabilire legami tra frati isolati e poveri e altri più “installati”. Siamo stati fondati per evangelizzare la parola di Dio a tutti, per accogliere i nuovi convertiti e non per fermarci allo stato attuale. In ogni caso non è accettabile un certo pessimismo sull’Europa che il MO rivela di aver registrato in alcuni ambienti curiali romani.
Comunità: come mettere i frati in relazione tra di loro? come evitare comunità piccole e disperse? come evitare che la chiamata al sacerdozio produca la situazione di comunità fatte di tanti “preti singoli”?
Visite del MO. Saranno di due tipi. Visite più lunghe per conoscere l’insieme della dinamica e per arrivare a una sintesi e per incontrare i frati, anche se non necessariamente sul posto. Visite brevi per verificare alcuni punti della precedente visita lunga.
Altri problemi e cose da fare: sostegno economico della formazione e anche delle nuove entità; organizzare meglio la comunicazione; organizzare un piccolo ufficio della famiglia domenicana, come gestire al meglio il giubileo del 2016 ecc.
Sono seguite alcune domande al MO.
Può presentare l’insieme dell’Ordine?
R/ No, ma solo qualche punto. Anzitutto c’è un’estrema diversità delle culture e una parallela vivacità dell’azione apostolica. Soprattutto in Asia l’Ordine ha una missione di comunione, poi la missione in Cina. Altrove l’Ordine sostiene un “mondo all’incontrario” oltre la strutturazione e la globalizzazione. Negli USA si riflette sull’apostolato e sul rapporto tra le parrocchie e le nostre attività specifiche; ivi l’identità cattolica è molto forte e i valori morali sono determinanti. In Africa abbiamo poche comunità e non dovremmo imitare il mondo moderno che tende a dimenticare l’Africa.
Vista la disistima curiale sull’Europa, che cosa può fare l’Ordine in Europa?
R/ Anzitutto curare la conoscenza mutua dei problemi. Distinguere la paura di gestire grandi istituzioni con anziani dalla difficoltà a rimettersi in moto; darsi del tempo per ricevere le nuove istanze dei giovani frati; separare la fragilità dalla missione e dalla creatività apostolica. C’è poi la difficoltà dei rapporti tra economia e apostolato. Sarebbe auspicabile più circolazione dei frati anche in formazione per ragioni di studio. Infine non solo Montesinos deve andare a Salamanca, ma i Salamanticensi nei luoghi di Montesinos. In realtà si fa già molto e il MO intende promuovere tutto questo.
Non ci vorrebbe più organizzazione e più peso istituzionale dell’IEOP? Non ci potrebbe essere un maggior sostegno a Bruxelles?
R/ Così come è l’incontro è stimolante, tuttavia domandare finanziamenti per i progetti non sempre è cosa corretta. Forse tra poco bisognerà incrementare la solidarietà apostolica dell’Europa verso i vicariati europei.
La gerarchia è preoccupata dell’evangelizzazione, per esempio con l’atrio dei gentili. C’è un progetto analogo dell’Ordine?
R/ È vero, nella Santa Sede c’è questa insistenza ma è dispersa tra diverse entità. Se l’Ordine fa qualcosa, deve farlo in comunicazione. Nell’Ordine c’è qualcosa tipo atrio dei gentili, per esempio a Praga. Noi possiamo favorire la comunione.
Come l’Ordine può reagire alla crisi del mondo arabo?
R/ Difficile immaginarlo, anche perché spesso i frati del posto ci dissuadono da prese di posizione pubbliche.
In che situazione ideologica sta l’Ordine? Come reagire di fronte a un certo pessimismo “romano” sull’Europa?
R/ L’Ordine è completamente libero. Il MO è andato dal Papa, il quale gli ha detto di vedere nell’Ordine una tradizione che unisce lo studio all’adorazione. Dobbiamo ridinamicizzarci, ma come possiamo? Nell’Ordine ci sono ideologie come nella Chiesa.
Il pomeriggio è stato occupato da una relazione più tecnica del socio per la vita intellettuale Márcio Couto in riferimento all’attuazione di diverse richieste in argomento del capitolo di Roma. Era programmato un tempo libero per recarsi in pellegrinaggio alla grotta della Sainte Baume, ma, come ieri, di nuovo c’è stato un temporale al momento di avviarsi: proprio la Maddalena non ci vuole!
E fu sera e fu mattina: quarto giorno
sabato 30 aprile 2011
Assemblea per deliberazioni tecniche e funzionale.
Si sono stanziati 5.000 euro per le giornate di Dubrovnik.
Si è proceduto a rinnovare l’ufficio di dirigenza dell’IEOP scaduto dopo i tre anni di regolare funzionamento. Sono risultati eletti i frati: Francisco Javier Carballo Fernandez (Spagna), Jean Paul Vesco (Francia), Christophe Holzer (Germania sud e Austria).
L’incontro dell’IEOP del prossimo anno sarà a Lisbona, nel contesto del cinquantesimo di rifondazione della Provincia e al riguardo si è chiesto ai presenti di suggerire qualche tema. Sono emerse le seguenti proposte che l’ufficio di dirigenza valuterà: la crisi della predicazione nel passaggio dal medioevo al mondo attuale, una riflessione sul postmoderno, una riflessione sul neotradizionalismo, il modo di fare teologia oggi ecc.
E fu sera e fu mattina: ultimo giorno
domenica 1 maggio 2011
La difficoltà pratica a trovare voli per Milano nel sabato pomeriggio mi ha costretto a partire alle ore 13 della domenica 1 maggio.
Il ritardo è stato utile per andare finalmente alla grotta della Sainte Baume con un bel sole e con la possibilità di contemplare un magnifico panorama, oltre naturalmente a venerare il ricordo della Maddalena.

Mi è stato possibile partecipare alla liturgia della comunità, che è integrale - dall’Ufficio di lettura a Compieta e sempre, giorni feriali e giorni festivi - perché è un servizio apostolico per ritmare o orientare la preghiera dei pellegrini. Mi è stato possibile anche parlare un poco più distesamente con chi della liturgia si prende cura e che ha svolto anche la funzione di segretario dell’IEOP. A parte una gestualità più accentuata di inchini e “giramenti” verso l’abside, a parte qualcosa in latino, è una liturgia nel canto, ma non solo nel canto, molto stile André Gouzes, nemine contradicente. Naturalmente ho comperato (senza sconto/convegno!) un certo numero di CD di Gouzes, anche per metterli a disposizione tra i frati interessati della nostra Provincia.
La domenica mattina un autista laico dopo la Messa ha accompagnato il provinciale di Portogallo e il sottoscritto all’aeroporto di Marsiglia. L’autista era amico dei frati, devoto - si è rammaricato di non essersi ricordato di san Giuseppe! - e un discreto informatore sui luoghi che si attraversavano, per cui, passando per Aubagne prima di arrivare a Marsiglia, abbiamo appreso che lì c’è la sede centrale della Legione Straniera.
All’aeroporto di Marsiglia al momento del check-in (i francesi non lo chiamano così, ma enregistrement) l’impiegato, vedendo la camicia nera e la croce e verificato che ero diretto a Milano, con serio stupore mi ha domandato come mai non ero andato a Roma: «Oggi bisogna andare a Roma, è un giorno grande e importante», mi ha ribadito con serietà. Poi al controllo bagagli ho dovuto aprire la borsa perché dentro c’erano una saponetta e un sapone da bucato e di nuovo le due signorine addette mi hanno domandato come mai ero lì e non ero partito prima per Roma. Ecco - ho pensato -, le reazioni “laiche” per la beatificazione di Giovanni Paolo II, paragonate alle reazioni di un certo mondo ecclesiale colto e alla puzza sotto il naso di un numero di aprile di Adista, che ha elencato le perplessità circa simile beatificazione, in se stesse degne di un legittimo dibattito. E invece - ho pensato - ecco come la Chiesa sa essere “popolare” andando controcorrente rispetto alla cultura elitaria non dei lavoratori e dei poveri, ma dei salotti della sinistra.
Sugli aerei ho potuto pregare in tranquillità. Il decollo da Marsiglia per Parigi è avvenuto sul secondo mistero glorioso (salire al cielo). Da Parigi per Milano ho ottenuto il posto vicino al finestrino, ma il piccolo schermo davanti a me non funzionava (era un aereo dell’Alitalia e in Italia c’è sempre qualcosa che non funziona), per cui ho potuto pregare senza la distrazione di stupide immagini pubblicitarie: il rullaggio in pista è avvenuto sul quarto mistero doloroso (un mistero di cammino) e il decollo sul quinto doloroso (san Tommaso in III,46,4 e ispirandosi a Crisostomo spiega che Cristo morì in croce anche per purificare l’aria e così il decollo, come il resto del viaggio, è andato bene).
Fra Riccardo Barile o.p., priore provinciale